Lorena Silvia Sambruna
Lorena Silvia Sambruna

Dimenticate la poesia come esercizio di stile o la scrittura come una posa di estetica, perchè per Lorena Silvia Sambruna, scrivere è un gesto di libertà a volte brutale, ma necessario, un modo per essere nel tempo senza smussarne gli spigoli. Spesso la strada più apparentemente facile è quella di cercare di addolcire la pillola, Sambruna fa l’esatto opposto, esplora i punti meno “addomesticati” dell’animo umano, rivendicando il diritto di essere fragili, ironici e, soprattutto, incompresi.

Oltre la consolazione, c’è la sensazione di chi si sente “troppo”

Al centro della sua ricerca ci sono temi “scomodi” ma estremamente comuni, l’identità del “fuori posto”, sentirsi costantemente alieni rispetto a un contesto che chiede uniformità. La forza della disillusione, e la protezione della sensibilità. I suoi libri parlano a chi, almeno una volta nella vita, è stato definito “troppo”, troppo sensibile, troppo diretto, troppo diverso. Non offrono soluzioni facili, ma offrono qualcosa di più raro, il riconoscimento.

“Testa di Cactus”, Spine, fioriture e verità

L’apice di questa coerenza stilistica si ritrova nella sua ultima opera, Testa di Cactus… Sono io!!!. Qui, non c’è spazio per giustificazioni o spiegazioni che sanno di verità assolute, il titolo stesso è una dichiarazione d’intenti, ci sono le spine, che pungono chi si avvicina con superficialità, ma ci sono anche fioriture improvvise, delicate e tenaci.

Oggi l’abbiamo intervistata e la ringraziamo per questo…”tempo condiviso”

Ciao Lorena partiamo subito con il tuo ultimo libro…

Quando hai sentito l’istinto che ti ha portato a scrivere questo tuo ultimo lavoro?

“È stato dopo la presentazione di un mio libro, mentre parlavo di ciò che avevo scritto e ascoltavo le reazioni, mi sono resa conto del  mio percorso letterario, libri di poesie, libri umoristici, mondi apparentemente diversi. La poesia dà voce alla parte più profonda e fragile, l’ironia alleggerisce, permette di guardare anche le cose più serie con un sorriso, mentre le riflessioni fanno da ponte tra le due, come un dialogo continuo con chi legge e con me stessa. Così è nato il libro”

Le spine sono una difesa o un linguaggio?

“Non sono soltanto una difesa, sono un linguaggio, perchè parlano delle ferite attraversate, delle paure superate, di tutto ciò che ha provato a spezzarmi. Mi hanno insegnato come toccarle senza farmi più male”

cactus

“La tua scrittura ha attraversato titoli molto diversi, da Una vita da assorbente all’ultimo Testa di Cactus. Se dovessi guardarti indietro, come descriveresti il viaggio compiuto dalle tue parole?”

“In questo viaggio, che dai primi titoli mi ha portata fino a oggi, ho capito che non cercavo qualcuno in particolare, ma anime capaci di ascolto. Le mie parole sono un richiamo per chi sa rispecchiarsi in un’emozione senza bisogno di etichette. È un percorso senza una meta precisa, perché il punto d’arrivo è sempre quel luogo dell’anima chiamato poesia, dove ogni lettore può sentirsi finalmente a casa”

Testa di cactus” è una corazza o una dichiarazione d’amore verso te stessa?

“Con Testa di Cactus celebro il mio inno alla sopravvivenza, nemmeno l’impatto di un ictus è riuscito a spezzare la mia tempra ne sono uscita integra.  Anche se l’esistenza infligge colpi dolorosi, il mio sguardo resta ostinatamente puntato sulla fioritura, su quella bellezza rara che ha il coraggio di nascere proprio lì, dove le spine sono più fitte”

C’è nella tua vita un errore che oggi non chiameresti più fallimento?

“No, comunque gli errori, i fallimenti, lasciano sempre una lezione”

Se la tua casa avesse una voce, cosa direbbe di te?

“Direbbe che scrivo ovunque, che rido spessissimo… e che vorrei una casa rotonda così se la suocera chiede un angolino per lei, non c’è!”

Immagina che chiudendo il libro il primo pensiero fosse: “non sono sbagliata”, cosa penseresti?

“Se queste pagine riuscissero a sussurrare a qualcuno ‘non sei tu l’errore’, avrei raggiunto il mio scopo. L’invito che faccio subito dopo è quello di mettersi in ascolto di sé, è un gesto che non sposta le montagne in ventiquattr’ore, ma che rivoluziona il modo in cui restiamo presenti a noi stessi nel quotidiano”

 Parlaci dei tuoi progetti futuri? A cosa stai lavorando?

“Oltre alla poesia, ci sono nuovi mondi in arrivo. Con Marco Fusi sto per pubblicare un racconto ironico sulla quotidianità di coppia, arricchito dal contributo di due leggende dello spettacolo, Enrico Beruschi e Margherita Fumero. In parallelo, prosegue il lavoro su Guglie e tortellini insieme a Federico Aicardi, un dialogo creativo tra Bologna e la mia terra, costruito sull’amicizia e su una visione del mondo che sa sorridere delle proprie fragilità.

Ringraziamo Lorena per questo “tempo condiviso”, per la sua ironia tagliente che sa farsi carezza. Non ci resta che attendere i suoi prossimi passi, con la certezza che continuerà a scrivere senza chiedere il permesso, ma con l’anima spalancata.

 

Di Ale&Ale

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