In questa intervista vogliamo toccare il colore del cuore, quel colore che vive nelle zone dove la vita non è spettacolo, non è scena, non è copione. È il colore delle emozioni vere, di ciò che resta dopo i riflettori, quando si torna ad essere semplicemente se stessi.
Con Patrizia Pellegrino faremo un passo indietro rispetto al personaggio, alla carriera, ai palchi e troverete il racconto di una donna che è stata sicuramente una protagonista della televisione e dello spettacolo italiani, ma che ci avvicinerà alla sua parte più intima, quella fatta di ricordi, sensibilità, paure, rinascite e desideri.
Questa non è un’intervista sulla professione, è un ascolto della persona.
Grazie Patrizia per questo “tempo condiviso”
D: Patrizia, qual è il pensiero che più spesso ti accompagna quando la casa è silenziosa?
R: “In silenzio cerco sempre di trarre spunto dal riposo mentale, guardandomi un bel film che mi rigenera. Non so, metto le serie Netflix o altri canali che mi danno proprio un po’ di forza, anche mentale, per affrontare le mie giornate. Devo dire che un bel film o una bella serie mi dà molta energia. Quanto a me stessa dico sì, posso dire che alla mia età mi vedo abbastanza contenta della mia carriera. Questo mi fa sentire molto meglio, ma soprattutto quello che mi fa stare molto bene è sapere di avere tre figli meravigliosi che sono parte della mia vita, parte di me.”

D: Esiste una parte di te che custodisci come fosse un segreto antico?
R: “Sicuramente custodisco una parte di me come un segreto antico, e poi il mio compagno… nessuno sa che ho un compagno, da otto anni, che custodisco gelosamente per non mettere in pasto tutta la mia vita privata alla stampa che a volte, come ho spiegato in altre occasioni, non fa bene assolutamente.”
D: Qual è l’emozione che ti sorprende ancora, quella che non sai mai come accogliere?
R: “Non so mai davvero come accogliere certi momenti. A volte mi arrivano di colpo, da chissà dove, piccoli attacchi di panico, una sensazione di solitudine strana, soprattutto quando sono in giro per l’Italia, in posti che non conosco, dove tutto mi è estraneo. Mi ritrovo a fare i conti con paure improvvise, con incertezze che mi tolgono il respiro. Allora mi ripeto: ‘Adesso passa, adesso passa’.
E alla fine passa davvero, come mi ha sempre spiegato il mio amico dottore, lo stesso che mi ha curato dalla depressione anni fa. Però, in quei momenti, non è facile. Sono attimi brutti, sospesi, che fanno parte della vita ma che non smettono mai di farsi sentire.”
D: Hai una ferita che ormai non fa più male ma che porti con te con delicatezza?
R: ” La morte di mio padre e di mio fratello, ma soprattutto di mio padre. Perché alla mancanza di un fratello puoi anche sopravvivere, a quella di un padre no. Non ho mai, mai, mai la forza di andare avanti senza Papà. Ogni giorno lo nomino, ce l’ho nel cuore, ci parlo come se fossi una matta, Papà, Papà, Papà… mi manca moltissimo.”
D: Guardandoti indietro, quale versione di te abbracceresti più forte?
R: “Abbraccerei la parte bambina di me, quella che affrontava i problemi della vita con grande incoscienza, con grande passione verso la vita e devo dire che mi è rimasta questa mia parte bambinesca, ma che adesso è molto cambiata perchè so come tenere dentro i miei dolori. Quella parte di me la proteggerei ancora più forte”
D: Se dovessi dire la verità più difficile che hai imparato sulle relazioni, quale sarebbe?
R: “Difficili sono le relazioni, direi che purtroppo quando un compagno e poi un marito ti tradisce è finita. Prima mi dicevo, ma no, torna, tutto torna come prima. Poi ho imparato, che quando ci si tradisce in un rapporto è perchè quel rapporto si è esaurito e allora bisogna farsi coraggio, andare avanti nonostante sia molto difficile, molte persone non ce la fanno. Io ce l’ho fatta a sopravvivere con grande fatica. Andate subito da un bravo neurologo e fatevi aiutare, perché credo che il dolore della perdita di una persona cara sia uguale al dolore della fine di un matrimonio. Quindi, andate avanti con sofferenza ma andate avanti.”
D: Qual è la tua forma di libertà oggi, quella che vent’anni fa non avresti avuto il coraggio di prenderti?
R: “Sono sempre stata molto libera, da ragazza e ancora di più da adulta. Non mi faccio mai calpestare, ma cerco, con un sorriso, di dire sempre la verità e di farmi valere con l’umanità che ho dentro. Cerco di rispettare chi mi sta intorno, perché questa è la mia libertà, il rispetto per gli altri, ma soprattutto rispetto per me stessa.”
D: Qual è la verità più scomoda che hai detto… e che ti ha liberata?
R: E’ quella di dire la verità in tutte le occasioni, quello è pesante da fare ma la verità ti libera molto”

D: Se qualcuno dovesse raccontarti in una sola immagine, quale immagine sceglieresti?
R: “Sceglierei una immagine di me sorridente, vicina al mare, che amo immensamente e mi sento bene davvero quando sono a respirare vicino al mare. E sceglierei anche la mia parte più mattarella, pazzarella quella di una donna leggera, che plana sulle cose ma che è molto profonda”
D: Qual è la cosa più bella che hai imparato soffrendo?
R: “Che la sofferenza insegna, e solo soffrendo lo impari. Come il fatto di andare avanti giorno per giorno, di respirare quando stai male, ma solo la sofferenza ti porta ad una maturità e ad un miglioramento del tuo modo di essere e di vivere. Ti porta, giù, giù, giù e tu devi per forza rinascere per sopravvivere e quella rinascita è importante perchè ti fa sentire di nuovo realizzata, in linea con te stessa e piena di voglia di vivere”
D: Possiamo strapparti un’anticipazione, un progetto che è ancora in punta di dita ma che sta per prendere forma?
R: “Quello che sta per prendere forma, abbiamo cominciato le prove in questi giorni, è Buoni da morire, di Gianni Clementi, un autore fantastico con cui ho già avuto onore di lavorare. È una sceneggiatura stupenda che parla di questa coppia borghese che entra in contatto con un barbone, un loro ex compagno di classe. Da quel momento, questo barbone entra in casa loro per caso e ne succedono di uttti i colori. Non ti posso anticipare niente, però ti posso dire che è un copione che mi ha molto colpita perché è di una profondità ed ironia straordinarie, quindi sono molto felice di interpretare questa donna. A confronto con due attori straordinari anche essi, uno è Blas Roca Rey e l’altro è Bruno Maccallini, due attori di teatro veramente molto famosi, molto apprezzati e molto amati in Italia. Sono felice di lavorare con grandi attori perché soltanto stando con grandi attori ci si può sentire migliorare, ogni giorno senti che stai creando e migliorando una parte di te, quindi avere un regista come Gianni Clementi, che oltre ad essere autore è anche regista, e attori così, mi fa capire che sto andando verso la direzione giusta, che sono dentro ad un bel progetto per una parte della mia vita. Sarà il 22, 23, 24 a Torino e poi da metà di febbraio, dal 12 al primo marzo al Teatro Manzoni di Roma.”
Concludiamo l’intervista con Patrizia, ringraziandola per la fiducia e per aver condiviso con noi la sua storia, fatta di emozioni autentiche, coraggio e profondità. Le riflessioni che ci ha raccontato trovano eco anche nel suo libro After the Fall – Quando tutto crolla nasci davvero, un racconto intenso che invita a rinascere ogni volta che la vita ci mette alla prova.
E adesso, , non resta che dare appuntamento a teatro per il suo nuovo spettacolo Buoni da morire, dove Patrizia, insieme a grandi attori e sotto la regia di Gianni Clementi, ci accompagnerà in un viaggio tra ironia, profondità e emozioni straordinarie.
Alessandra Berta

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