Abbiamo aspettato, come nostra consuetudine, un po’ di tempo prima di lasciare che le parole si posassero in questo momento. Perché quando si parla di chi ha attraversato la vita con grazia e silenzio, regalando arte, allora serve rispetto e molto ascolto,

Beppe Vessicchio era un uomo che non imponeva mai, arrivava con discrezione e come solo la discrezione da fare, rimane. Aveva quella calma che rassicura, quello sguardo che accoglie, quella gentilezza che non si insegna o ce l’hai, o la vita ti ha insegnato a custodirla e a mantenerla.
Ma era, soprattutto, la dimostrazione che l’autorevolezza non ha bisogno di voce alta, ma di presenza perché l’eleganza vera è saper stare al proprio posto, senza mai smettere di esserci.

Dietro quella barba inconfondibile e quello sguardo attento, c’era molto più di un grande musicista, c’era un uomo che sapeva leggere l’anima delle persone come una partitura, e restituirla in armonia. Abbiamo l’impressione che non dirigesse solo orchestre, ma atmosfere, incontri, momenti di bellezza.
In un contesto, anche di vita quotidiana, spesso abituato solo a mostrarsi, lui ricordava quanto conti saper ascoltare chiunque e dove non si riusciva sarebbe arrivata la musica.

Oggi, che il suo silenzio pesa e la sua figura resta una gratitudine difficile da spiegare, soprattutto per le persone che sono state vicine all’uomo. Perché Beppe Vessicchio non era solo un professionista, ma un modo di stare al mondo e la sua musica non finiva con l’ultima nota continuava nei gesti, nei sorrisi, nelle pause e nelle persone che lo incontravano.

Ci lascia la certezza che la gentilezza è una forma d’arte come la musica e che alcune presenze, come certe melodie, non si dimenticano, semplicemente, restano a suonare dentro di noi, rimane la persone, il professionista e la gentilezza.

Di Ale&Ale

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