L’ultima settimana di luglio ha segnato il trionfo assoluto di Canale 5 in due delle sue fasce strategiche. Dal 29 al 31 luglio, Temptation Island ha sfiorato i 4,6 milioni di spettatori con una crescita costante che ha toccato il 32,9% di share nell’ultima puntata. In parallelo, La Ruota della Fortuna ha registrato numeri da capogiro, toccando i 4,6 milioni e il 28,6% di share. Due programmi completamente diversi, uniti da una costante, il gradimento del pubblico.
Ora, la riflessione è d’obbligo, come mai in un periodo di estate consolidata ci troviamo davanti a risultati così eclatanti?
Per anni abbiamo creduto che il futuro fosse solo nello streaming, nei format corti e visibili da smartphone, abbiamo idolatrato il consumo “on demand” come unica possibilità, la novità che avrebbe “cancellato” il passato. Eppure, mentre l’offerta si moltiplica, la gente torna alle origini e si ritrova su Canale 5, nello stesso orario, nello stesso luogo, in una ritualità quasi sacra e non è nostalgia, non è guardare al passato, come se fosse sempre meglio di oggi rifiutando le novità o i cambiamenti che sono importanti e necessari, è bisogno di radici emotive comuni.
A una lettura veloce, a una prima impressione, potremmo pensare che tutto questo accada semplicemente perché non ci sono alternative valide, e probabilmente potrebbe anche essere, almeno in parte , vero. Ma c’è qualcosa di più profondo, di meno evidente, che richiama, così il pubblico risponde quando ciò che vede risveglia qualcosa di atavico, tribale, ancestrale, perchè sentimenti, canto e danza sono codici antichi, linguaggi emotivi collettivi, riti che non si consumano mai.
Fanno parte della nostra memoria genetica, dei nostri focolari domestici, delle feste in piazza, delle serate in famiglia. Non è semplice intrattenimento ma è riconoscimento. È rivedere se stessi, è tornare dove si è stati amati.
Temptation Island e La Ruota della Fortuna non sono semplici programmi, sono liturgie collettive.
Temptation Island non è un reality è un viaggio dentro le fragilità, le paure, le illusioni e le speranze di coppie vere. È lo specchio di un paese che si interroga su cosa significhi amare oggi, tra libertà e dipendenza, tra bisogno e verità. Ogni falò è una resa dei conti e Il pubblico guarda, ma in realtà si guarda e si scopre uguale, vulnerabile, toccato.
E La Ruota della Fortuna, nella sua nuova versione con Gerry Scotti e Samira Lui, è più di un revival, è un ritorno all’infanzia condivisa, alla semplicità giocosa di un’Italia che rideva insieme davanti alla TV. Un rito quotidiano che non pretende troppo, ma regala molto, familiarità, calore, allegria. È un programma che non ha bisogno di spettacolarizzare nulla, perché è già tutto lì nei gesti, nei sorrisi, nella sorpresa di una parola indovinata all’ultimo secondo. È l’Italia che vuole riconoscersi nella leggerezza che unisce.
Entrambi ci offrono appartenenza, il trionfo dell’imperfetto, del vero, del “troppo umano”. C’è un ritorno “intimo ”, nelle immagini che ci offre questa nostra estate di Canale 5, c’è l’autenticità dell’emotività. Un incanto dal sapore vintage che funziona perché non cerca di essere altro da sé e cosi diventa colorata, diretta, ingenua, e proprio per questo irrinunciabile.
La programmazione è diventata una dichiarazione d’identità?
Questo trend non è un caso isolato ma il il segno che una parte di paese non vuole più dividersi, che sente il bisogno di condividere lo stesso racconto, alla stessa ora, nello stesso giorno. Canale 5 intercetta, attualmente, e forse plasma, questa voglia di coesione e lo fa con una mossa quasi sovversiva, invece di frammentare l’attenzione, la concentra e così, Mediaset sceglie l’universalità. Una scommessa vincente, non solo nei numeri, ma nell’anima con un un ritorno all’evento, al battito comune
Per diverse sere, milioni di italiani si sono dati appuntamento davanti al falò di Filippo Bisciglia, come davanti a un oracolo. Ogni giorno, alle 20:40, centinaia di migliaia si fanno sorprendere, con Gerry Scotti, da una vocale giusta o da un errore buffo. È la voglia , inconscia ma potente, di essere ancora popolo e allora forse è questo il vero segreto del successo, non ci stanno vendendo intrattenimento ma, forse, ci stanno restituendo un posto.
E adesso?
Ora la sfida sarà capire se si tratta di un’onda passeggera o di una inversione strutturale. Ma se questi sono i presupposti, se questa è la linea editoriale che Canale 5 sta costruendo con coerenza e visione, e se questa è, al tempo stesso, la direzione che il pubblico sta abbracciando, allora possiamo essere piuttosto certi che anche i prossimi reality, aspettando il Grande Fratello, si muoveranno dentro questa stessa onda, più emotiva, più rituale, più condivisa.
Perché quando un’emozione diventa linguaggio comune, difficilmente il racconto torna indietro.
E Canale 5, oggi, è il suo battito più caldo.

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