Ieri ci siamo lasciati sulla soglia, con il profumo dei ricordi e la nobiltà della “creanza“. Ma dietro l’immagine pubblica che tutti amiamo, c’è una persona fatta di brividi, intuizioni e una determinazione che non accetta sconti.
Ora apriamo un’altra porta nella vita di Emanuela, non parleremo solo della donna che abita il palcoscenico, ma dell’autrice, della mente creativa e di quell’esteta che sa dare valore anche al più piccolo dettaglio. Dalla scintilla che scocca davanti alla luce rossa della telecamera, fino alla sfida di essere oggi non solo un volto, ma il “motore” di progetti indipendenti come A casa di Emy.
In questa seconda parte del nostro incontro, Emanuela ci svela cosa accade dietro le quinte dei grandi broadcaster, come coltiva il dialogo con chi la segue e quel tocco di bellezza, a volte “inutile” ma necessario, che rende unico il suo mondo.
Dalla recitazione alla conduzione, raccontavi il brivido che provi quando si accende la luce rossa della telecamera?
Sul set c’è sempre la possibilità di ripetere e si può anche sbagliare (non troppo) ma comunque si può. Io sono molto più concentrata sul testo, sulle emozioni e sullo stato d’animo, cosa devo trasmettere in quel momento. Quando la lucina si accende io penso solo ad essere quel personaggio, a viverlo.
Quando sono in diretta TV e si accende quella lucina è diverso. Dipende dai salotti, dai contesti e dalle tematiche, se devo combattere oppure no, se mi trovo in una situazione più soft in cui posso raccontarmi con calma. È sempre e comunque adrenalina pura. A me piace tantissimo la diretta, rendo molto di più perché la sento. So che ci sono milioni di persone che mi ascoltano e cerco di fare del mio meglio per trasmettere qualcosa di buono; penso anche a chi magari non ha voce in quel momento e non può esprimersi. Mi faccio da portavoce.
Hai lavorato per i più grandi broadcaster italiani. Raccontaci la lezione più importante che hai imparato dietro le quinte di Rai e Mediaset?
Ho lavorato molto di più a Mediaset rispetto alla RAI. Ho iniziato con i giochi e le figurazioni speciali, e poi le soap, da CentoVetrine (per quattordici anni) a Non smettere di sognare, fino alle collaborazioni con Videonews, Mattino Cinque, Pomeriggio Cinque, Matrix, Tiki Taka e Domenica Live come inviata e con le mie rubriche.
Mi sono sempre trovata bene, è una grande famiglia con un atteggiamento molto accogliente da parte di tutti. Gli studi di Cologno Monzese (la sede di Mediaset a Milano) sono stati casa per tanti anni. Ammetto di provare un pizzico di nostalgia perché è da un po’ di tempo che non vado. Anche in RAI ho trovato sempre grande professionalità e accoglienza. Grandi macchine organizzative e produttive che funzionano molto bene. Non noto grandi differenze, ho ricevuto ovunque un’ottima accoglienza, sempre.
Qual è il rumore che ti dà più pace la sera, quando le luci dello studio si spengono e cala il silenzio?
Io amo molto il silenzio, difficilissimo da ottenere in qualsiasi posto. Quando vado a fare un massaggio, per esempio, e mettono la musica, io chiedo di spegnerla, perché mi arrivano delle vibrazioni che magari non voglio. Il silenzio non c’è più, non esiste più, ovunque c’è rumore.
Mi nutro tanto del silenzio, mi piace e mi rilassa, riesco a percepire delle cose, a meditare, a stare con me e a capire a che punto sono con me stessa.
Sappiamo che sei un’esteta, qual è l’oggetto “inutile” ma bellissimo a cui non potresti mai rinunciare nel tuo camerino?
Io amo i camerini! Nel mio camerino c’è di tutto. Porto saponette profumate, asciugamani, le foto. Mi piace circondarmi di tante cose che magari non servono, però mi fanno sentire a casa.
Quando vado a fare le ospitate in TV, quando conduco un programma, serate dal vivo o a teatro tendo sempre a portare con me qualcosa da offrire. Mi piace portare cioccolatini, una bottiglia, qualcosa che faccia stare bene anche gli altri.
A casa di Emy” è un progetto che hai ideato e condotto. Quanto è importante per un’artista oggi non essere solo un “volto”, ma anche un “motore” creativo?
Per me la creatività è fondamentale, sono sempre stata molto creativa. La creatività mi salva la vita tutti i giorni, mi permette di mettere lì tutti i miei pensieri, tutte le mie ispirazioni. Mi rinnova, mi fa crescere, mi fa scoprire cose nuove. Ho sempre avuto una grandissima creatività in tutte le cose che ho fatto, anche in quelle più piccole, più semplici.
“A casa di Emy” è un bel progetto. L’ho pensato insieme a Giovanni Sciscione, il proprietario di Alma TV (ma non solo, il gruppo Sciscione ha tantissime emittenti in tutta Italia, è una rete nazionale). È un bel programma che rifarò tra poco, devo solo trovare il tempo. Bisogna organizzarlo e poi registrare le venti puntate. È un programma che parla dei ricordi, delle persone che non ci sono più e che ci cucinavano qualcosa di speciale. L’odore, il profumo e il gusto sono sensi che comunque ci riportano dei ricordi, come se fossimo nel magico mondo della cucina della nonna o di chi ci ha amato tanto.

Sei molto seguita su LinkedIn e sui social, come gestisci il dialogo con i tuoi follower che ti considerano un punto di riferimento?
Su Facebook ho quasi 600.000 follower, sono arrivati così, da soli, e questo mi rende molto felice. Naturalmente vorrei essere più presente, vorrei rispondere e dialogare con tutti, ma proprio non ce la faccio. Molti mi dicono: “prendi qualcuno che lo faccia per te”, ma io mai! Anche se scrivo solo un “grazie”, voglio farlo io, perché altrimenti non ha senso. Mi sento avvolta da un’ondata di affetto.
Mi spiace non riuscire a gestire bene i social (serve molto tempo per farlo), però cerco di scrivere sempre cose che penso. Cerco anche di intercettare l’opinione degli altri perché mi serve, voglio capire quale sia il sentire comune rispetto a un argomento, a una questione.
Nelle tue interviste cerchi sempre il lato umano. Chi è l’ospite che sogni di avere a cena nel tuo programma?
Mi piace entrare in connessione con la persona che ho di fronte, entrare in empatia. Spesso io vengo intervistata, quindi so cosa vuol dire parlare di sé. Se una persona accetta un’intervista è perché vuole parlare, altrimenti non lo farebbe, però è giusto lasciare all’ospite lo spazio e il modo di esprimersi secondo i propri tempi. Questo vale anche per me, se trovo un clima che mi lascia libera parlo molto di più, tendo a raccontarmi davvero.
Chi vorrei? Ho intervistato tantissimi artisti. Ti direi Claudio Baglioni, perché è il mio grande amore, il mio grande mito. Anche se l’ho già intervistato, vorrei rifarlo proprio come voglio io.
Emanuela, se potessi regalarci solo tre parole che racchiudono la tua forza, il tuo percorso e il tuo domani, quali sceglieresti per raccontarci chi sei davvero oggi?
Consapevolezza, Verità e, nonostante tutto, Speranza.
Il nostro grazie a Emanuela
Si chiude qui questo incontro, ma ciò che resta è la sensazione di aver attraversato non solo una carriera, ma una vita vissuta con coerenza. Vogliamo ringraziare Emanuela per la fiducia che ci ha accordato, per averci permesso di superare la soglia della sua immagine pubblica e per averci accolti nella sua verità più autentica.
Oggi Emanuela ci ha ricordato che si può essere “motori creativi” senza perdere la dolcezza, e che la professionalità più alta cammina sempre di pari passo con l’umanità.
Ci lasciamo con il dono prezioso delle sue ultime parole, consapevolezza per guardarsi dentro, verità per restare integri e quella speranza che, nonostante tutto, continua a illuminare il suo domani.
Grazie Emanuela, per questo racconto senza filtri.

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