Dalle pareti ovattate del Grande Fratello, alle serate d’agosto illuminate dal crepitio della brace, Amanda Lecciso si racconta. Una donna che non ha mai smesso di difendere ciò che la rende autentica, la verità detta anche sottovoce, la forza di scegliere il giusto anche quando costa e l’amore incrollabile per una famiglia che è rifugio, radice e destino. Il suo viaggio, fatto anche di errori abbracciati e di fiducia offerta senza risparmio, ci ricorda che le storie più vere non fanno rumore.
Le riconosci da una voce che trema davanti alle emozioni, da uno sguardo che sa dove andare, e da una frase che pesa come un abbraccio…
“ Ho imparato a fare da sola. Ma non sono mai stata davvero sola.”
Ciao Amanda e grazie per questo “tempo condiviso”
Se potessi descrivere la tua esperienza al Grande Fratello con una sola parola, quale sarebbe e perché?
Il Grande Fratello? Lo definirei… surreale, ma bello. Proprio come dice Anna Scott in Notting Hill, quando si ritrova in una cucina disordinata a mangiare toast bruciati in una casa normale, eppure tutto ha un senso, tutto vibra.
C’è qualcosa in quel contrasto, tra l’assurdo e l’autentico, tra il troppo e il tenero, che mi fa pensare al Grande Fratello. È uno specchio deformato della realtà, eppure, a tratti, sa restituire emozioni vere, nude, inaspettate. Surreale sì, ma bello a modo suo.
Qual è stata la rivelazione più sorprendente che hai avuto su te stessa durante il tempo nella casa?
Sai cosa mi ha davvero sorpresa? La mia capacità di comprendere i momenti fino in fondo, completamente, anche dentro un contesto così fuori dall’ordinario.
Non sono una ragazzina, eppure lì dentro ho scoperto una forza nuova, quella di prendere decisioni in totale autonomia. E non è una solitudine triste, è una solitudine vera. Non hai l’appoggio della famiglia, degli amici, nessuno a cui chiedere: “Tu che faresti?”.
Anche fuori, nessuno mi ha mai davvero condizionata, però un consiglio, una conferma, uno sguardo che ti dà forza, quello sì, lo cerchi e lì non c’è.
Certo, si creano legami, anche forti, ma sono legami nuovi, freschi, ancora acerbi.
E quindi impari a fidarti di te, dei tuoi valori, della tua morale, della tua sensibilità.
E forse è proprio questo che porto a casa: ho imparato a fare da sola.
Se potessi portare con te un solo oggetto dalla casa del Grande Fratello per il resto della tua vita, quale sceglieresti e perché?
Io sceglierei il dondolo, senza dubbio. Era il mio rifugio, il mio piccolo nido. Quando sentivo il bisogno di isolarmi un po’, di restare sola con i miei pensieri, andavo lì. Non perché volessi allontanare gli altri, ma perché avevo bisogno di ritrovarmi, di ascoltarmi. Era il mio modo silenzioso di dire “Datemi un attimo.” ci racconta Amanda
Ma il dondolo era anche un luogo che attirava, perché, anche quando ci andavo da sola, chi teneva davvero a me, e non sono tanti, si avvicinava e lo faceva con delicatezza. Un “come stai?”, uno sguardo, un abbraccio, oppure niente di detto, solo una presenza accanto, ed era abbastanza.
Per questo il dondolo è un posto importante, perché rappresenta la mia solitudine scelta, non subita e anche l’affetto che arriva senza rumore. Il rispetto, l’ascolto e la correttezza.
Amanda, quali sono i valori che, anche nei momenti più difficili, non riesci proprio a mettere da parte?
Se penso ai principi e ai valori che porto nel cuore, quelli che mi guidano davvero, direi senza esitazione: la lealtà, la correttezza, la trasparenza e l’onestà.
Sono parole semplici, ma per me hanno un peso enorme, mi accompagnano da sempre, nei rapporti, nelle scelte, nel modo in cui affronto le cose, anche quando tutto diventa difficile e quando, magari, sarebbe più comodo fare un passo indietro o chiudere gli occhi.
Perché io credo davvero che guardarsi negli occhi e dirsi le cose con sincerità sia una forma di rispetto profondo e, quando questo manca qualcosa si spezza, non per forza in modo rumoroso, ma dentro lo senti.
Ho sempre cercato di rimanere fedele a me stessa, anche nei momenti più delicati, anche lì, nella casa.
Ho fatto del mio meglio per restare coerente, per scegliere la verità, anche quando tremava un po’ la voce. Soprattutto perché sapevo che c’erano degli occhi che mi guardavano da lontano, piccoli, attenti, i più importanti di tutti. E per loro, per i miei figli, volevo essere un esempio silenzioso ma chiaro di come si può stare nel mondo con rispetto, con dignità, con onestà.
Qual è una scelta che hai fatto, anche se impopolare, di cui sei particolarmente fiera?
Se parliamo della Casa del Grande Fratello, ricordo in particolare due momenti in cui mi sono trovata a dover fare una scelta non semplice. In due situazioni diverse, mi è capitato di schierarmi accanto a persone che, in quel contesto, si ritrovavano contro il giudizio della Casa, isolate, messe da parte. È stata una decisione istintiva ma anche sentita, perché in quel momento non riuscivo a girarmi dall’altra parte.
Ovviamente sapevo che questo avrebbe avuto delle conseguenze, probabilmente mi sarei ritrovata contro la maggior parte degli altri inquilini, sarei finita ancora una volta in nomination, la quotidianità sarebbe diventata più complicata. Ma ho pensato: “Pazienza Amanda, chi se ne importa.” Alla fine, venendo da una vita vera fatta di cose ben più toste, con due figli, uno adolescente e l’altro, quasi tutto questo mi sembrava quasi leggero, affrontabile. Anche le cattiverie ricevute, alla fine, non mi hanno davvero scalfita.
Forse non tutti hanno compreso le mie scelte, ma chi ha saputo osservare con attenzione, ha visto che ho semplicemente seguito ciò che sentivo giusto in quel momento, anche se era scomodo e se costava qualcosa.
Qual è un errore del passato che ti ha insegnato qualcosa di prezioso e che non rifaresti mai più?
Non riesco a guardare il mio passato con gli occhi del rimpianto, perché non sono mai stata il tipo che si ferma a contare gli errori. Anche gli sbagli, quelli che magari, da fuori, sembrano tali alla fine hanno portato con sé qualcosa, una svolta, una lezione, un cambiamento importante e, a volte, perfino qualcosa di bello. Per questo non c’è errore che rinnegherei, anzi, mi piacciono anche i miei sbagli. Li sento miei, mi raccontano e sono fiera del mio percorso, anche nelle sue curve più imperfette.
Che rapporto hai con la parola “fiducia”?
Ho dato fiducia a persone che forse non la meritavano. Nel lavoro, nelle amicizie, e sì, mi è successo e forse lo rifarei. Perché quelle delusioni mi hanno insegnato a proteggermi un po’ di più, a dosare meglio il mio “tutto subito”. Ma non ho perso la mia natura, io sono una persona che si fida, che si affida e anche quando vengo delusa, preferisco essere così. Preferisco fidarmi, rischiare, piuttosto che vivere trattenuta.
C’è un momento della tua giovinezza che oggi leggi con occhi nuovi, più indulgenti, più consapevoli?
Se c’è qualcosa che oggi riconosco con un po’ di tenerezza…è che, da ragazza, forse avrei potuto essere più sensibile, più attenta agli altri, ai loro bisogni, ma la giovinezza è così, travolgente, piena, a volte un po’ cieca. Poi arriva la maternità, e tutto cambia, e ti insegna ad ascoltare anche il silenzio degli altri, e impari.

Come descriveresti il tuo “posto sicuro” e quali elementi devono essere presenti per farti sentire a casa?
Quando mi si chiede qual è il mio posto sicuro, mi viene da sorridere perché in realtà, più che un posto, per me è sempre stata una questione di persone. Il mio vero rifugio è la mia famiglia. Non solo i miei genitori e i miei figli, ma anche i miei fratelli, i miei nipoti, siamo un vero e proprio “clan”, una di quelle famiglie numerose, chiassose, affettuose, dove ognuno ha un suo ruolo, un suo modo di esserci e, dove nessuno, è mai davvero solo.
La bellezza di questa famiglia è che ognuno è un punto di riferimento diverso a seconda di ciò che serve in quel momento: un consiglio, una spalla, una risata, un abbraccio. So sempre a chi rivolgermi ed è una fortuna enorme, lo so bene. Se dovessi indicare un luogo fisico, direi la casa dei miei genitori, dove sono cresciuta, il cuore da cui tutto è partito. Ma in realtà, ovunque io sia a Roma, a Milano, a Lecce, o persino in Kenya dove ora vive mia nipote, se c’è qualcuno di loro, io mi sento a casa. Perché casa è questo, sentirsi accolti, capiti, amati.
Cosa desideri per i tuoi figli, pensando al concetto di famiglia e rifugio?
E’ questo che desidero con tutto il cuore per i miei figli, che possano sempre trovare questo rifugio, questo porto sicuro nella famiglia. Spero, anzi, so che oggi già lo vivano così, ma mi auguro che lo sentano anche domani, fra dieci anni, sempre. Che sappiano che ovunque andranno, qualunque strada prenderanno, ci sarà sempre un luogo fatto di persone pronte ad accoglierli. Tutto questo lo devo ai miei genitori, siamo cresciuti in un ambiente dove l’affetto non è mai mancato, dove l’ironia era di casa, ed è una cosa rara. L invidia non è mai esistita. Giuro, non sappiamo nemmeno cosa sia, proprio per questo quando vedo realtà diverse, mi sento quasi spiazzata. Alla fine, il mio augurio più grande per loro è semplice, che possano sentire quello che io ho sempre sentito, quella certezza silenziosa e profonda che, ovunque tu vada, puoi sempre tornare. E lì, troverai amore.
Le tradizioni familiari sembrano essere una parte fondamentale della tua identità, Amanda.
Se dovessi raccontare due periodi dell’anno che per te rappresentano questo senso profondo di appartenenza e calore, quali sceglieresti e perché?
Se penso alla tradizione familiare che più porto nel cuore, non ho dubbi è la Vigilia di Natale, il 24 dicembre. È la mia ricorrenza, il mio momento dell’anno, quello che mi appartiene più di ogni altro. E forse proprio per questo, viverlo dentro la Casa è stato uno dei momenti più difficili, mi sono mancati i miei bambini, certo mi mancavano da togliere il fiato, ma mi è mancato anche il concetto stesso di casa. Per quanto fosse tutto splendidamente allestito, con un albero meraviglioso e decorazioni da copertina, non era il mio Natale, perché il Natale, per me, è fatto di cose semplici, ma piene. È il camino acceso nella taverna di mia madre, il profumo della legna, la tavola infinita apparecchiata per più di venti persone, le candele tremolanti, le voci sovrapposte, le risate, vedere i bambini scartare i regali con gli occhi che brillano. È tutto legato a loro, alla mia famiglia e anche se non ci sono grandi cerimonie, ci tengo che ci siano tutti, perché ogni presenza ha un senso, come un pezzo di un puzzle che solo insieme racconta davvero chi siamo.
Agosto…
E poi c’è agosto…Se a dicembre c’è il camino e le candele, ad agosto c’è la brace che scoppietta, la grigliata che non finisce mai, le chiacchiere sotto le stelle. È la versione estiva di quello stesso senso di casa, perché per me è tutto lì, nella famiglia che si riunisce, che mangia insieme, che si prende in giro, che si vuole bene, questa è la mia idea di vita totale.
Grazie Amanda, per averci aperto le porte del tuo mondo con tanta autenticità, per aver condiviso emozioni, pensieri e ricordi con quella libertà rara che nasce solo quando c’è fiducia. Le tue parole hanno lasciato un segno vero, profondo e raccontarti è stato, semplicemente, un nuovo e autentico... “tempo condiviso…”
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