custodae milano

Le città di notte

hanno una qualità particolare che, pur richiamando immagini da film, ci fa sentire la fragilità del quotidiano. Passeggiando per strade illuminate da pochi lampioni, c’è una consapevolezza silenziosa che ogni angolo potrebbe nascondere una storia inaspettata. Ma c’è Custodae.

Tuttavia, il pericolo non si limita all’oscurità. ( Custodae)

Anche con la luce del giorno le insidie sono presenti: tra la folla e il ritmo frenetico della vita urbana, si celano pericoli, comportamenti scorretti e problemi che richiedono sempre una certa attenzione. La modernità ha trasformato il panorama dei rischi, portandoli nei luoghi più pubblici e accessibili. Questo equilibrio tra luce e ombra ci invita a essere sempre vigili, pur senza perdere di vista la bellezza e l’energia che solo una città sa offrire ogni giorno.

A Milano c’è chi ha deciso che nessuno debba più tornare a casa con la paura addosso. Che nessuna ragazza debba più stringere le chiavi tra le dita come fossero un’arma, camminare col cuore in gola, controllarsi le spalle ogni tre passi. Questo qualcuno ha un nome: Custodae.
È un servizio gratuito nato per accompagnare , soprattutto le donne, a casa in sicurezza, nelle ore serali o notturne. Un’iniziativa preziosa, umana, che ha il valore di un abbraccio dato al momento giusto.

Nel concreto Custodae

opera nella città di Milano e offre un accompagnamento serale e notturno personalizzato. I volontari, accuratamente selezionati e formati, si incontrano con chi richiede il servizio in un punto concordato e lo accompagnano a piedi o utilizzando mezzi pubblici (come metro e autobus), per tragitti brevi o medio-brevi.
Il tutto, con un solo obiettivo: far sentire le persone al sicuro. Un’idea semplice, ma rivoluzionaria nel suo spirito civico e umano.

Ed è vero, Custodae rassicura. Se ci fermiano e ascoltiamo il nostro primo istinto.


Rasserena chi esce la sera e, ancora di più, chi resta a casa in attesa. Ecco Custodae

I genitori, soprattutto. Le madri che aspettano quel messaggio: “Sono rientrata.” I padri che fanno finta di dormire ma non chiudono occhio finché la porta non si apre. Le famiglie che, ogni volta che qualcuno esce di casa, sentono quel filo d’ansia che non è mai giustificato, eppure è sempre presente.

Ma c’è un’altra faccia della medaglia, e non possiamo ignorarla.


Perché se oggi ci serve qualcuno che ci accompagni fino al portone, se abbiamo bisogno di volontari o app per poter semplicemente camminare in una città civilizzata, allora il sollievo che proviamo è solo un cerotto. Un cerotto messo su una ferita che non si sta rimarginando. Anzi, che forse nessuno ha mai veramente curato.

 

Fa riflettere, profondamente.

Perché un servizio come questo, che dovrebbe sembrarci straordinario, diventa normale?
E quando la paura diventa parte della nostra quotidianità, quando accettiamo che non si possa più camminare da soli la sera, abbiamo smesso di pretendere il diritto più semplice: vivere liberi.

Ecco la verità: ci resta ancora tanta strada da fare.
Perché ci siamo adattati a una società dove la sicurezza non è garantita, ma affidata all’iniziativa privata. Ci siamo abituati a sentirci vulnerabili e abbiamo imparato a conviverci, come se fosse inevitabile.
Abbiamo spostato il problema fuori da noi, anziché guardarlo in faccia.

Custodae e una inziativa bella, necessaria, nata dal cuore della società civile.

Dimostra che l’umanità esiste ancora, che c’è chi sceglie di mettersi a disposizione dell’altro, senza chiedere nulla in cambio. E’ un progetto che fa bene alle persone e al tessuto urbano. Ma non può essere lasciata sola.
Per quanto straordinaria, non può e non deve diventare l’unica risposta alla mancanza di sicurezza.
Deve camminare accanto a un cambiamento più profondo: una cultura istituzionale che metta davvero al centro la sicurezza come diritto e non come privilegio.


Un sistema che agisca prima, che educhi, prevenga, protegga.


Solo così queste splendide iniziative potranno fare ciò che dovrebbero:

accompagnare, integrare, rafforzare un’azione collettiva che parta dall’alto e arrivi ovunque. Non è “l’evoluzione del bene”. È la prova che possiamo e dobbiamo fare di più. Custodae ci rassicura, sì.
Ma se ci fermiamo davvero a pensare perché esiste, ci mette davanti allo specchio.
E la domanda è una sola: vogliamo continuare a vivere tappando le falle, o cominciare a ricostruire tutto dalle fondamenta?

Ale&Ale

 

Di Ale&Ale

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