Spesso, nel corso della nostra vita professionale, la voce si affievolisce. Non sparisce, ma si fa più sottile, meno invadente, eppure resta. È presenza silenziosa, memoria viva proprio come Patrizia Rossetti un volto che non ha mai avuto bisogno di effetti speciali per lasciare il segno. Un nome che non si è mai perso nel rumore di fondo del piccolo schermo, e che ancora oggi sa farsi ascoltare
Non si è mai mimetizzata e non ha rincorso mode, né riscritto sé stessa per piacere a ogni costo. Ha attraversato decenni di televisione senza mai cambiare pelle, mettendoci sempre la faccia e anche qualcosa di più, la sua storia, le sue idee, le sue ferite.
Patrizia non è soltanto una conduttrice, né una semplice “voce della tv” è la memoria viva di un’Italia che ha cambiato passo, di donne che hanno imparato a guadagnarsi il centro della scena, di ruoli che a volte si sono evoluti e altre si sono persi.
Noi di Fuxia Magazine non l’abbiamo cercata per rievocare i successi o per fare l’album dei ricordi. L’abbiamo incontrata per ascoltare la donna prima del personaggio, per entrare nei suoi silenzi, nei suoi pensieri, in quella parte che la televisione, per contratto o per pudore, non ha mai raccontato davvero. Abbiamo parlato con lei non per fare nostalgia, ma per guardare avanti con radici profonde.
In questa prima parte dell’intervista, raccolta tra un giorno e l’altro in questi giorni d’estate, come i pensieri che non si fanno dire tutti in una volta, Patrizia ci racconta la donna che era, quella che è rimasta, e quella che oggi osserva lo specchio del tempo e del Paese con la lucidità di chi ha vissuto senza filtri. Abbiamo scelto di dividere questa conversazione in due parti, perché non è solo un racconto è un passaggio di testimone tra generazioni, è una riflessione sul tempo e sul mestiere di restare sé stessi, è una finestra spalancata su un modo di esserci che oggi sembra quasi controcorrente.
Patrizia non ha fretta, nemmeno noi. Ed è solo l’inizio…
Ciao Patrizia e grazie per questo “tempo condiviso”
D: Negli anni ’80 lei era un volto familiare dentro le case degli italiani. Si è mai chiesta che tipo di donna arrivava in quegli schermi?
R: Sicuramente negli anni Ottanta, arrivava una donna, una ragazza ancora, che cercava di essere se stessa. E ho sempre cercato di essere me stessa, magari con qualche piccola difficoltà, perché avrei voluto essere anche più istintiva. Però cercavo di essere, giustamente, essendo in televisione, diplomatica. Ma devo essere onesta, nonostante la mia diplomazia, per quello che potevo o non dovevo dire in televisione perché sai che ci sono cose che si possono dire o non si possono dire, o vanno dette in un modo o in un altro, ho sempre cercato di essere sincera.
D: E oggi, se si osservasse da fuori, che donna vedrebbe?
R: La stessa. Una donna schietta, sincera, che ha sempre cercato, tra l’altro, di accontentare il pubblico. Cioè, per me il giudizio del pubblico era molto importante. Di conseguenza, me stessa. Sia a quei tempi, sia oggi con pregi e difetti.
D: Se potesse salvare un solo valore di quella televisione che ha vissuto e uno della televisione di oggi, quali sarebbero?
R: I valori che ho sempre portato avanti sono sicuramente quelli dell’educazione, del rispetto per le persone che mi ascoltavano e che mi guardavano. Quello di ieri… e anche quello di oggi. Quindi vorrei più educazione, più rispetto, più rispetto per il pubblico. È possibile esprimere qualsiasi opinione, anche quelle scomode, ma è essenziale farlo sempre con educazione e rispetto nei confronti degli altri.
D: La parola “popolare” oggi è quasi un limite. Lei che è stata una protagonista della tv popolare, della quale ne sentiamo tanto il bisogno, che valore da oggi a quella definizione?
R: Sono sempre stata una persona popolare, apprezzata da un pubblico molto vario, bambini, mamme, sorelle e mariti. Inizialmente, ero più amata dalle donne, grazie a programmi che a loro si rivolgevano, come telenovela e contenuti romantici. Ma, con il tempo, anche gli uomini si sono avvicinati. Molti figli sono cresciuti con me e ora li rincontro con i loro figli e addirittura nipoti. Per me, essere popolare è determinante, fondamentale. Con l’Isola dei Famosi, ho avvertito questa sensazione e se dopo 44 anni il mio pubblico è ancora presente e si è aggiunta una nuova generazione, è perché continuano ad apprezzarmi e amarmi perché sono esattamente quella che vedete. Le vere star e i miti sono solo quelli di Hollywood.
D: Se dovesse raccontare il cambiamento della donna italiana dagli anni ‘80 a oggi usando tre immagini simboliche, quali sarebbero?
R: Guarda, negli anni ’80 c’era una donna, perché lo ero anch’io, un po’ “rificolona”, come si dice in Toscana, con i capelli cotonati, tipo Dynasty, Dallas, con gli orecchini grandi, con le spalline grandi.. Oggi come oggi, invece, la donna è molto più semplice, anche mascolina, per certi versi, non ha bisogno di essere sempre perfetta, elegante, può essere anche in tuta, quindi una donna molto più pratica. Negli anni ’80 dovevamo essere un po’ più “costruite” nel look, negli accessori, nel trucco. Oggi come oggi, una donna può essere veramente libera di essere se stessa, quindi vestita bene, vestita male, con la tuta, senza trucco, o con il trucco, depilata o non depilata, insomma c’è molta più libertà.
Le immagini? Direi… dagli anni ’80, siamo state tutte un po’ negli anni ’80, no? Quindi io, che so… la Folliero, la Paola Perego, la Simona Ventura, se parliamo del mio ambiente. Oggi, come donne… io direi, la Meloni, le nuove giornaliste, se vogliamo. Un pochino più asettiche, un po’ più fredde… però molto più semplici.”

D: Ha vissuto una televisione senza social, senza like, senza filtri. Come cambiava la percezione di sé e del pubblico?
R: Beh, ovvio, a miei tempi i social non c’erano, però ti assicuro che c’erano valangate, e sacchi di Juta completi e stracolmi di lettere. C’erano le lettere e c’era la segreteria telefonica, che era sempre in contatto, praticamente, con il mio programma, quindi il rapporto col pubblico c’era. Secondo me era molto più vero, era molto più diretto. Oggi, con i social, da un lato è positivo, perché dopo una trasmissione ricevi subito commenti, feedback immediati, ‘Mi piaci’, ‘Non mi piaci’, ‘Perché hai fatto questo?’. D’altra parte, però, sui social si nascondono tanti “leoni da tastiera”, che dicono esagerazioni e cattiverie, se una persona non ti piace, non hai bisogno di offenderla. Con le lettere e la segreteria telefonica la gente si comportava diversamente e non si permettevano certi eccessi.
D: I provini di allora: che atmosfera si respirava quando si andava a fare un casting televisivo negli anni ’80? E quali “errori” non bisognava mai commettere?
R: Devo essere onesta, a parte il primo provino per il Festival di Sanremo con Domenica In, Pippo Baudo e Gianni Ravera, non ho mai fatto molti provini. Ma li hanno fatti, ovviamente, i ballerini, le ragazze e i ragazzi che lavoravano con me e ho collaborato con tante persone che hanno affrontato provini.
Quello che si deve evitare è la mancanza di umiltà e la presunzione, un principio valido ieri come oggi. Quando fai un provino, devi essere te stesso, mostrare il tuo valore, chi sei e da dove vieni, parlando di te con semplicità. Non ci sono veri e propri errori, ma se davanti a me arrivava qualcuno troppo presuntuoso, questo poteva infastidirmi, così come infastidiva chi gestiva i provini.
La semplicità e la sincerità sono fondamentali. E, soprattutto, è importante dimostrare di avere passione per questo lavoro. Non si deve pensare solo alla popolarità, a comparire in televisione perché è bello, o a guadagnare soldi. Ci vuole molta passione e preparazione.
D: La televisione di oggi sembra correre dietro alle tendenze. Quella che lei hai vissuto aveva altre regole non scritte. Qual era la regola che nessuno le diceva ma che tutti conoscevano?
R: Non c’era nessuna regola da seguire, la regola principale era quella di essere educati, di entrare nelle case degli spettatori in punta di piedi, evitando di essere esagerati o volgari, e di non parlare male degli altri. Era fondamentale essere preparati su qualsiasi argomento e sugli ospiti che si presentavano. Forse l’unica vera regola da seguire, specialmente durante le dirette, era quella di rispettare le tempistiche. La cosa più importante era essere se stessi e rendersi conto che entrare nelle case altrui, a qualsiasi ora e per qualsiasi motivo, comporta responsabilità. Ci sono famiglie con bambini, adulti e nonni, quindi ci deve essere sempre educazione e un rispetto assoluto. In sintesi, non c’erano regole da seguire, solo questi princìpi fondamentali.
D: Nella sua vita pubblica ha sempre portato una grande energia e una faccia solare. Chi è nei giorni in cui non hai voglia di essere Patrizia Rossetti?
R: Beh, io sono la stessa di sempre. Ho la stessa faccia solare quando le cose vanno bene e una faccia un po’ incavolata quando devo affrontare delle problematiche, come tutti. Per esempio, mi capita di dover pagare le bollette o di combattere con l’agenzia delle entrate, o magari la macchina si rompe e cose di questo genere. In generale, sono solare quando tutto è tranquillo e mi arrabbio, da buona toscanaccia, quando le cose non vanno come dovrebbero. La cosa bella è che la mia incavolatura passa in un attimo. Quando mi capita qualcosa di sgradevole, dico: ‘Porca miseria, mi è capitata anche questa!’ Ma una volta affrontato il problema, cerco di risolverlo subito per non portarmelo appresso.
Ma Patrizia non ha ancora finito di raccontarsi…
C’è una parte di lei che non si vede in tv, ma che merita ascolto.
Domani, nella seconda parte dell’intervista, andremo nelle scelte, nelle ferite, e in quelle parole che si dicono solo quando ci si fida davvero.
Vi aspettiamo…

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