C’è un angolo di Genova dove la gentilezza si raccoglie a chili, si trasforma in lavoro, e si distribuisce sotto forma di sorrisi, pizze, gelati e abbracci veri. Si chiama Non Solo Parole. E qui ti raccontiamo perché dovresti conoscerla (e farne parte).
Opportunità vere, tangibili, costruite con mani gentili e menti visionarie.
Non si tratta di “dare qualcosa”, ma di restituire valore, voce, presenza a chi il mondo aveva silenziato. Dietro tutto questo c’è una donna. Si chiama Miriam. Non ama stare sotto i riflettori, ma nel silenzio ha acceso centinaia, forse migliaia , di luci nella vita degli altri. Non cerca applausi, ma sa accogliere con una forza che cambia le cose. Una sorta di architetta sociale, che costruisce reti, fiducia, alleanze. Con pazienza. Con cuore. Con intelligenza. La sua è una rivoluzione fatta di piccoli gesti. Minuscoli, quasi invisibili, è una rete fatta di progetti concreti, di mani che si tendono, di seconde possibilità regalate senza pietà, ma con rispetto. Perché qui nessuno è un caso umano da aiutare: qui ogni persona è un mondo da riaccendere. Una storia da rimettere in cammino. Una dignità da riconsegnare, con discrezione e cura.
«Scusami se rispondo solo ora, ero a messa e il telefono non l’avevo con me…». È così che comincia il racconto di Miriam, fondatrice e anima dell’associazione “Non Solo Parole” di Genova. E in questa frase c’è già tutto: il rispetto per il tempo degli altri, la presenza spirituale, il senso profondo del “esserci” Il bene è contagioso. Quando fai qualcosa col cuore, altri ti seguono». Così Miriam racconta l’anima di Non Solo Parole, l’associazione nata a Genova per costruire legami, ridare valore a ciò che si ha, e non sprecare nulla: né oggetti, né vite.
Tutto nasce dal quartiere.
Dopo l’alluvione del 2011, Miriam crea un gruppo Facebook che dà visibilità ai negozianti locali: chi non ha tempo o mezzi per promuoversi può postare foto, farsi conoscere. «Una signora mi ha detto: io quel negozio non lo conoscevo, ora ci vado sempre. Anche questo è contagiare bene.
La rete si allarga: c’è chi cuce a casa asciuga piatti da vecchie tovaglie, chi dona materiali, chi prega, chi cucina. Anche le persone malate o invalide partecipano attivamente: tutti possono fare qualcosa, anche da lontano. Ogni gesto ha valore, soprattutto se fatto con amore.
E poi il ponte Morandi: «Dopo il crollo, abbiamo attivato un gruppo per la zona colpita, andavamo con il furgoncino a fare acquisti nei negozi del quartiere, per sostenere artigiani straordinari: chi ristruttura borse, chi produce erbe, salumi, saponi». Una vera economia del cuore.
Una comunità che non ha solo parole. Le cuce. Le vive. E le restituisce al mondo.
Quando il riciclo diventa rinascita
Il progetto più iconico è Facciamo Girare i Tappi: raccolta di tappi in plastica quasi 4 tonnellate ogni mese! Immagina più di 950 punti attivi in città e 300 persone che, grazie a quei tappi, hanno avuto un lavoro. Nel 2012, questo progetto ha persino vinto il Premio Confindustria “Partenariato Impresa e Volontariato”.
Un furgone, mille mani
Grazie alla Caritas Diocesana, dal 2013 l’associazione hanno potuto acquistare un furgoncino, che ha significato velocità, efficienza, nuovi orizzonti. Perché ogni sacco ritirato era un passo avanti. Verso la dignità, verso il futuro.
Nelle scuole, dove nascono i semi
Parlare con i ragazzi, giocare con loro, educarli alla raccolta differenziata: è qui che Non Solo Parole ha gettato le sue radici più profonde. Perché il cambiamento vero parte dai bambini. E se li coinvolgi, diventano rivoluzione.
Il Natale che nessuno si aspetta
Ogni dicembre, l’associazione crea pacchi natalizi solidali per famiglie in difficoltà. Comprano dai negozianti locali (quindi aiutano anche il commercio), impacchettano con amore, consegnano con rispetto. E poi vanno negli ospedali, travestiti da elfi, animali e supereroi, portando sorrisi a 300 ricoverati. È magia vera, un Natale che diventa abbraccio.
Olio esausto, nuova linfa
Durante la pandemia nasce Facciamo Girare l’Olio, con la collaborazione di ECOREC. Raccolgono olio vegetale esausto da ristoranti e locali .Lo trasformano in biodiesel e compost. E ogni kg vale anche un piccolo contributo per sostenere progetti a favore di donne che fuggono da violenze domestiche. L’olio che prima inquinava, ora protegge.
E poi, ci sono i sospesi…
Come il gelato sospeso. O la pizza sospesa, in collaborazione con esercizi genovesi, Non Solo Parole ha creato questi piccoli miracoli per chi non può permetterseli. I bambini ricevono buoni per un gelato, gli adulti una pizza .Non un dono di lusso: ma un frammento di normalità. E la normalità, quando manca, vale più dell’oro.
Quartieri da amare
Dal 2024 è partito Marassi Pulita: un progetto di riqualificazione urbana per combattere il degrado e restituire bellezza. Via i graffiti vandalici, sì. Ma anche via l’indifferenza. Perché ogni muro ripulito è un messaggio: “ci importa”.
Pannolini che rispettano la pelle e il pianeta
E poi, ancora, pannolini lavabili in prestito per famiglie con neonati. Un progetto sostenibile in collaborazione con l’azienda genovese Gagolini. Salute per i bimbi, sollievo economico per i genitori, meno rifiuti per tutti.
Il magazzino che abbraccia
In via Tortosa c’è il cuore dell’associazione: un magazzino solidale che sostiene 350 famiglie con indumenti, cibo, stoviglie, materiali per neonati e ausili medici. Ma anche aiuto legale, supporto anti-usura, contro la ludopatia e nella ricerca casa. Qui non si distribuiscono solo oggetti, ma possibilità .E fiducia che si costruisce e diventa speranza.
5 DOMANDE A CUORE APERTO – per Miriam, l’anima silenziosa dietro il cambiamento
D: Chi è Miriam, quando nessuno guarda? Non l’attivista. Non la fondatrice. Ma la donna che la sera si siede e sussurra: “Oggi ce l’abbiamo fatta”.
R: Sono il risultato delle mie esperienze. Sognavo di fare il medico, l’avvocato, l’assistente sociale, ma sono diventata insegnante. Amo il mio lavoro e il volontariato, che mi arricchisce ogni giorno. Credo che ogni gesto possa fare la differenza e ogni persona meriti ascolto e dignità.
D: Cosa ti ha fatto dire: “Basta parole, ora si fa”? C’è stato un momento in cui le parole non bastavano più? Uno sguardo, una storia, un dolore?
R: Non c’è stato un momento preciso, ma tanti episodi che mi hanno segnata. A 13 anni, a Londra, ho iniziato con gli anziani. Ricordo una donna sola che non accendeva la stufa in inverno per mancanza di soldi. Non potevo cambiare le leggi, ma potevo fare qualcosa. Da lì non mi sono più fermata.
D: Il progetto che ti ha fatto piangere. E quello che ti ha fatto ridere a crepapelle? Le emozioni non entrano nei bilanci. Ma sono l’unica cosa che conta davvero.
R: I casi di violenza sui bambini sono i più duri. Anche chi è malato e non ha accesso alle cure. Cerchiamo di essere come “buoni vicini”. Gli anziani, in particolare, sono diventati come famiglia: piccoli gesti per farli sentire amati.
D: E a chi oggi si sente inutile, invisibile, perso… cosa diresti? Una frase sola. Come un gelato sospeso in una giornata troppo amara.
R: Ogni persona ha bisogno di parole diverse, ma “Non ti lasceremo solo/a” ha senso solo se accompagnato da azioni concrete. Da qui nasce il nome Non Solo Parole Genova
Perché a volte, davvero, un tappo può fare la differenza.
Quando il mondo sembra troppo duro, ricordati che da qualche parte, a Genova, c’è chi lo rende più morbido. Un tappo alla volta.
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