Milano, Feltrinelli. C’erano le luci calde di una libreria gremita, i sorrisi di vecchi amici, l’emozione di un autore che si racconta attraverso ciò che ama di più: la cucina. Ieri pomeriggio, Luca Calvani ha presentato Cavoli & Merende, il suo primo libro, davanti a un pubblico attento e partecipe. A dialogare con lui, sul palco, c’era Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura del Comune di Milano, che ha condiviso riflessioni profonde sull’intreccio tra cibo, identità e narrazione.
In prima fila, tanti volti noti e amici di Luca: Amanda Lecciso, Iago Garcia, Michael Castorino, Mattia La Fuma Galla, Stefano Teodosi e Federica Petagna hanno voluto esserci per celebrare un progetto che parla di autenticità, di radici, di vita vera. Abbiamo notato l’armonia, la bellezza di questo gruppo unito, affettuoso, complice. Una presenza che andava oltre l’apparenza: si respirava un’amicizia sincera, vera, fatta di stima e affetto.
Ma Cavoli & Merende non è solo un ricettario. È un libro che parla di tempo e stagioni, di piccoli rituali, di gesti antichi che ancora oggi riescono a tenere insieme le giornate. È un libro da sfogliare lentamente, lasciandosi accompagnare da parole che sanno di casa. Ogni ricetta è introdotta da una riflessione, un racconto, un ricordo che apre il cuore prima ancora che lo stomaco. Non è cucina da performance, ma cucina da vita vissuta: semplice, curata, profonda.
Le oltre settanta ricette raccolte nel libro parlano di stagionalità, di rispetto per la terra, di amore per le cose autentiche. Sono piatti che non vogliono stupire per tecnica, ma per verità. Le bellissime illustrazioni di Andrea Tarella e le fotografie evocative di Edoardo Colombo accompagnano il lettore in un viaggio sensoriale e affettivo.

E gran parte di questa atmosfera prende vita in un luogo speciale: Le Gusciane, l’antico casale tra le colline di Camaiore dove Luca vive con il compagno Alessandro. Un luogo che non è solo uno sfondo, ma una presenza viva, ispiratrice, un rifugio dove molte delle suggestioni del libro hanno preso forma. Lì, tra natura e silenzio, tra legno e luce, la cucina diventa davvero spazio d’anima.
Durante l’incontro alla Feltrinelli, Luca ha regalato al pubblico alcuni aneddoti inediti, racconti personali che non compaiono nel libro ma che hanno reso l’evento ancora più vivo e umano. Ha fatto sorridere tutti ricordando quando, a Roma, nel suo piccolo appartamento di 75 metri quadri, si è ritrovato a sfornare pizze per un gruppo di attori americani famosissimi, con le loro auto parcheggiate in doppia fila sotto casa. Una scena surreale, divertente, ma anche profondamente italiana: accogliente, spontanea, vera.
Luca ci ha regalato un’osservazione linguistica che ci ha fatto riflettere: per noi italiani “mangiare fuori” vuol dire andare al ristorante. Ma per molti stranieri, semplicemente é “mangiare all’aperto” con quel tono e cadenza tutta Americana. Una sfumatura minima, ma che rivela quanto il nostro modo di vivere la tavola sia profondo, culturale, radicato.
E mentre raccontava le stagioni della cucina, i suoi passaggi più delicati e naturali, abbiamo visto un Luca commosso, con gli occhi lucidi. In quel momento, più che parlare di un libro, sembrava ci stesse donando una parte della sua anima. Una verità silenziosa, fatta di emozione sincera, che ha attraversato la sala e toccato chi c’era.
Perché sì, per noi italiani, la cucina è più di un gesto pratico. È racconto, è confronto, è memoria. Dire che un piatto è “buono” non basta: ci porta subito a parlare della nonna, di come “lei ci metteva il rosmarino”, di come “mia madre lo faceva diverso”. La cucina diventa così un modo per raccontare chi siamo, questo ci racconta Luca.
E ascoltando Luca, abbiamo avuto la netta impressione che cucinare, per lui, sia molto di più di una passione. È una forma di espressione, forse persino una forma di meditazione. Non lo ha detto esplicitamente, ma lo si sentiva nel modo in cui parlava della cucina, dell’ospitalità, della bellezza dei gesti quotidiani. La sua è una cucina che mette in armonia il dentro e il fuori, che crea uno spazio di connessione con l’altro e con se stessi.
Cavoli & Merende non è solo da leggere: è da vivere. È un invito a rallentare, ad ascoltare il ritmo naturale delle cose, a ritrovare nelle piccole azioni quotidiane una grande verità. È un libro che si apre con il sorriso e si chiude con la voglia di accendere il forno. E forse, anche con il desiderio di conoscersi un po’ di più.
È un abbraccio di carta, un diario affettivo che profuma di pane e olio buono, di pranzi lenti e parole sincere. È la celebrazione della semplicità come gesto potente, della cucina come linguaggio senza traduzione. Cavoli & Merende ci ricorda che cucinare non è mai solo preparare un piatto: è scegliere di esserci, con amore, con presenza, con gratitudine. Ed è proprio questo, oggi più che mai, ciò di cui abbiamo davvero fame.
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