Qualche giorno fa Simone Annicchiarico ha pronunciato una bestemmia. Una frase sfuggita in pochi secondi, della quale lui stesso ha riconosciuto la gravità. Il regolamento non la consentiva. Risultato: squalifica immediata e fine del percorso nella Casa.
Il giorno successivo Simone è tornato in studio, si è scusato con il pubblico e ha definito quanto accaduto un “vuoto sinaptico”. La stessa Ilary Blasi gli ha riconosciuto che la sua attitudine personale era ben distante da quell’episodio.
Fin qui, una regola applicata. Ma proprio da qui nasce la domanda.
Le parole di Giacomo
Nelle ultime ore stanno circolando video e resoconti delle conversazioni di Giacomo Gallani. Non una singola parola sfuggita in un istante, ma discorsi nei quali racconta esperienze con donne conosciute durante i suoi viaggi, commenta il loro aspetto, la loro sessualità e il loro comportamento.
In uno dei passaggi diventati oggetto di discussione, parlando di Federica Morello, Giacomo la definisce “troppo rifatta” e usa anche il termine “sciacquetta”, salvo poi correggersi. In altri racconti sulle donne conosciute a Bali emergono generalizzazioni e un modo di descriverle che ha provocato forti critiche online.
È stata inoltre riportata nelle ultime ore una presunta espressione razzista, che sarebbe stata pronunciata sottovoce prima dell’interruzione dell’audio. Su questo episodio, proprio perché l’ascolto non è inequivocabile, è corretto non trasformare un’interpretazione in un fatto accertato.

Due casi diversi. Una domanda comune
Una frase non consentita dal regolamento. Squalifica. Successive scuse pubbliche e ammissione dell’errore.
Più conversazioni sulle donne finite al centro delle critiche. Il punto non è invocare automaticamente un’altra espulsione, ma chiedere quale peso venga attribuito a questo linguaggio.
Non stiamo dicendo che i due episodi siano identici. Non lo sono. Ed è proprio per questo che il confronto è interessante.
Una bestemmia può offendere e il Grande Fratello ha un regolamento che la vieta. Ma il rispetto del pubblico e delle persone può davvero esaurirsi nell’elenco delle parole proibite?
Non chiediamo una nuova testa. Chiediamo coerenza.
Sarebbe facile ridurre tutto a: “Avete cacciato Simone, allora cacciate anche Giacomo”. Ma non è questa la questione che vogliamo porre.
Non vogliamo una televisione nella quale ogni frase sbagliata debba automaticamente trasformarsi in un’espulsione. Vorremmo però una televisione capace di interrogarsi sulla differenza tra un errore istantaneo e un modo di parlare reiterato; tra una violazione formale e il messaggio che determinate parole possono trasmettere.
Quando Simone è stato squalificato, il Grande Fratello ha richiamato il regolamento e la sensibilità del pubblico. È quindi legittimo domandare quale attenzione venga riservata anche a discorsi che possono essere percepiti come sessisti, denigratori o discriminatori.
Il pubblico ascolta tutto
Davanti alla televisione non arrivano soltanto le bestemmie. Arrivano anche il modo in cui raccontiamo le donne, i giudizi sul loro corpo, le generalizzazioni sulla provenienza, le parole con cui scegliamo di descrivere una persona con cui abbiamo avuto un rapporto.
Non serve tirare in ballo i bambini come argomento retorico. Basta ricordare una cosa più semplice: la televisione comunica anche quando pensa di stare soltanto intrattenendo.
Per questo la domanda resta: se infrangere una regola costa l’espulsione, che valore diamo invece alla responsabilità delle parole?
Una bestemmia vale una squalifica. Il sessismo quanto vale?
