Che Pamela Petrarolo fosse un’icona pop degli anni ’90 lo sapevamo, ce lo ricordano le sue esibizioni cariche di energia, i capelli cotonati al punto giusto, e quella voce che sapeva di sabato pomeriggio e di sogni di provincia impacchettati dentro una hit. Che fosse anche ironica e capace di reinventarsi fuori dagli schemi, lo sospettavamo. C’era qualcosa, anche allora, che sfuggiva al cliché.
Con Malala, però, ce l’ha confermato. Una voce nuova, fresca, pungente e giocosa allo stesso tempo, una sorta di alter ego social che, con un sorriso disarmante, sussurra le domande più scomode e intriganti. Ti spiazza e ti fa ridere, a volte nello stesso secondo. È satira, è osservazione, è il piacere di non prendersi troppo sul serio in un’epoca che si prende maledettamente sul serio.
Pamela oggi è più di un volto noto è un linguaggio, un modo di raccontare la realtà senza filtri né sovrastrutture. Una lente ironica che accarezza e punge, che prende la vita per quello che è, un insieme di verità, apparenze e contraddizioni. E quando pensi che stia per darti la lezione di morale… ti chiede un selfie.
E come se non bastasse, torna anche la musica. Il suo nuovo singolo si intitola “Fuori di testa”, ed è esattamente così, energico, travolgente, con un ritmo che ti trascina in una corsa senza cinture è pop, è sincero, e ha quel retrogusto anni ’90 che sa di libertà remixata, di malinconia trasformata in carburante. Non è un’operazione nostalgia, ma un ritorno alle radici con lo sguardo rivolto avanti, dritto verso chi oggi ha ancora voglia di divertirsi con intelligenza.
Pamela è tornata, sì. Ma in realtà, non se n’è mai andata. Aveva solo trovato un nuovo modo per raccontarsi. E, a modo suo, anche per raccontarci.
Ciao Pamela e grazie per questa intervista
Pamela, partiamo da qui, chi sei davvero, quando nessuno ti guarda?
Sia dentro che fuori sono sempre la stessa, l’importante è saper accendere la luce. La parte più autentica di me non ha trasparenze.
Io non ho mai sentito il bisogno di indossare maschere. Perché in fondo, se sei coerente con te stessa, la luce si accende da sola.
Hai esordito molto giovane: che rapporto hai con quella bambina prodigio che eri?
Ho iniziato come bambina prodigio. La mia crescita professionale e personale non hanno mai nascosto la ragazza degli anni 90.
Dentro di me c’è ancora quella ragazza. La stessa che ballava, cantava, si emozionava. Solo con qualche ruga in più e con più consapevolezza.
Il Grande Fratello: come lo descriveresti a chi non lo ha vissuto? Ti ha cambiata?
Il Grande Fratello è stata un’esperienza unica sia come percorso personale e in assoluto. La convivenza coatta non è stata così d’impatto come pensavo. Questa esperienza non mi ha cambiata: sapevo chi ero prima di entrare e so chi sono ora che sono uscita.
È stato come guardarsi allo specchio per mesi. Ma se sei centrata, se hai fatto pace con i tuoi mostri prima, non c’è reality che tenga.
C’è qualcosa che rifaresti o non rifaresti nella Casa?
L’errore che sicuramente non rifarei all’interno della casa è darmi totalmente a persone che al di fuori ho scoperto essere diverse da come le avevo conosciute… La cosa che rifarei è cucinare tutti i giorni.
La cucina è sempre stata il mio rifugio. E poi, chi mi conosce lo sa: per me cucinare è un gesto d’amore.
Passiamo a Malala: il tuo progetto più recente. Cos’è per te?
Malala è il mio quarto figlio, è un progetto nato per caso e senza aspettative. Ci ha regalato grandi consensi. Ora è in ferie, ci rivediamo a settembre con una Malala più spietata.
È nato quasi per gioco, e forse è proprio per questo che ha funzionato. Ma in autunno tornerà con i tacchi a spillo e la lingua ancora più affilata.
Come nasce Malala e cosa rappresenta oggi?
Malala nasce dall’idea di creare qualcosa di fresco dopo il GF. È un esperimento che ci ha dato tante soddisfazioni. È la mia valvola di sfogo. Un modo per dire le cose con leggerezza, ma senza rinunciare alla verità.
Il nome incuriosisce: da dove viene “Malala”?
Il nome Malala nasce da un’idea dell’autore che ha ideato Malala pensando ad una sorta di assonanza del mio nome. È un gioco fonetico, un battito di sillabe che mi assomiglia. D’altronde, anche le parole hanno un’energia.
Il web però può essere spietato. Come vivi le critiche sui social?
Mi dispiace che molte persone hanno preso troppo tutto sul personale ed hanno abbandonato la leggerezza, che è l’unica chiave per affrontare con ironia anche un commento che non ci piace in un mondo social che vorremmo più leggero e meno critico. Internet può essere bellissimo o devastante. Io preferisco usarlo per ridere, non per ferire.
A proposito di leggerezza: quanto conta l’ironia per te?
L’ironia è alla base del mio modo di approcciarmi alla vita e di conseguenza anche nel lavoro. Io sono sempre stata questa fin da bambina e probabilmente avete cambiato voi il modo in cui mi guardate.
L’ironia non è superficialità. È uno scudo. E anche un microscopio: ci vedi dentro tutto, se sai guardare.
Se potessi parlare con la Pamela di vent’anni fa, cosa le diresti?
Amo a 360 gradi il mio lavoro che per me comprende tutto: musica, TV, danza e cinema. Se potessi parlare con la Pamela di vent’anni fa le direi: “credi di più in te stessa.” Ho sempre dato tanto agli altri, ai progetti, al pubblico. Ma a volte ho trascurato la mia autostima. Oggi, ogni “sì” che dico è anche un “sì” a me stessa.
Malala ha fatto il botto sui social. La vedremo anche in TV?
Malala è un format social, stiamo lavorando perché possa diventare un contenuto anche per la TV. Mai dire mai. Se ci sarà l’occasione giusta, la porteremo oltre lo schermo del telefono. Perché Malala ha ancora tanto da dire
E mentre Malala si riposa in ferie (ma con un occhio sempre aperto), la musica torna a fare rumore e i social non smettono di farle domande, Pamela è già pronta a rimettersi in gioco. Ci sono nuovi progetti all’orizzonte, idee che bollono in pentola (sì, perché nel dubbio lei cucina davvero) e magari anche qualche sorpresa che non ci dirà fino all’ultimo secondo , giusto per vederci spalancare gli occhi.
Perché una cosa l’abbiamo capita: Pamela non si ferma, al massimo cambia ritmo. Ma resta sempre, orgogliosamente, fuori di testa.
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