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Musica

Silvio Capeccia, ottantotto tasti per ricominciare da sé

6 ottobre 2026   •   FUXIA
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Silvio Capeccia, In Viaggio

Una vita iniziata musicalmente accanto a Enrico Ruggeri, il punk italiano, i Decibel e Sanremo. Oggi Silvio Capeccia sceglie la solitudine del pianoforte e apre un capitolo completamente nuovo.

Per raccontare Silvio Capeccia oggi verrebbe facile partire dai Decibel, da Enrico Ruggeri, da “Contessa”, dal punk che alla fine degli anni Settanta scuoteva una musica italiana ancora poco abituata a certi suoni, eppure stavolta sarebbe il punto di partenza sbagliato. Davanti al pianoforte di “In Viaggio”, Capeccia sembra essersi lasciato alle spalle, almeno per qualche minuto, tutto ciò che potrebbe presentarlo al posto suo: la band, i palchi, Sanremo, persino il peso di una storia musicale lunga più di cinquant’anni. Rimane un uomo davanti a un pianoforte e da lì riparte.

“In Viaggio” è il primo passo verso “Ad Occhi Chiusi”, il nuovo album di brani originali per pianoforte che sarà pubblicato il 6 novembre da Halidon, un lavoro che porta Capeccia in un territorio molto più personale, dove a contare non è quanto si possa riempire una composizione, ma lo spazio che si riesce a lasciare a chi ascolta.

PRIMA CHE ARRIVASSE “CONTESSA”

Bisogna comunque tornare indietro per capire quanto sia particolare ritrovarlo oggi così. È il 1972, Capeccia ha appena quindici anni e insieme a un ragazzo della stessa età, Enrico Ruggeri, forma gli Champagne Molotov, ascoltano David Bowie, Velvet Underground, Roxy Music, artisti che indicano già chiaramente una direzione diversa da quella dominante in Italia in quegli anni. Quel gruppo cambierà pelle e nome fino a diventare Decibel, una delle formazioni che contribuiranno a portare nel nostro Paese il punk e la new wave, poi nel 1980 arriverà il Festival di Sanremo e “Contessa”, il brano che farà conoscere la band al grande pubblico e che ancora oggi accompagna immediatamente il loro nome.

Capeccia attraverserà quella storia conservando un rapporto particolare con le tastiere e, a distanza di tanti anni, è curioso ritrovarlo proprio lì, nel luogo musicalmente più essenziale della sua vita.

UN PIANOFORTE DENTRO UN PALAZZO

Per il video di “In Viaggio”, diretto da Fabio Lanzini, è stato scelto Palazzo Falletti di Barolo, a Torino. La cornice è elegante, quasi immobile, il pianoforte nero occupa la scena e Capeccia comincia a suonare, mentre la composizione passa da aperture più distese ad altre nelle quali cresce l’intensità, senza trasformarsi in un esercizio di bravura. La musica accompagna un pensiero e lascia a chi ascolta la libertà di scegliere dove portarlo.

Capeccia racconta di essersi sentito «completamente libero, leggero», dentro una scrittura volutamente lontana dai virtuosismi, pensata per arrivare in maniera diretta e lasciare spazio all’immaginazione di ciascuno.

La parola che resta è “libero”, detta da un musicista con oltre mezzo secolo di percorso alle spalle.

TOGLIERE, DOPO AVER SUONATO TANTO

A un certo punto della carriera sarebbe naturale appoggiarsi a quello che ha già funzionato, a un repertorio riconoscibile, a una storia importante e a un pubblico che sa già cosa aspettarsi, Capeccia sceglie invece materiale nuovo. Il pianoforte gli permette di eliminare tutto quello che potrebbe diventare una protezione, restano la melodia, il tocco e ciò che decide di raccontare attraverso le note.

Una direzione che aveva cominciato a prendere forma già nel 2022, quando aveva riletto al pianoforte le canzoni dei Decibel, cambiandone prospettiva e riportandole a una dimensione più raccolta. Allora davanti a lui aveva una storia già scritta, questa volta la musica nasce da materiale completamente inedito.

I DECIBEL, IL RITORNO E UN’ALTRA STRADA

Nel 2017 Capeccia aveva ritrovato Enrico Ruggeri e Fulvio Muzio per una nuova stagione dei Decibel, con la pubblicazione di “Noblesse oblige” e un lungo tour teatrale, l’anno successivo la band era tornata al Festival di Sanremo con “Lettera dal Duca”, insieme anche a Midge Ure, storico frontman degli Ultravox. Un ritorno importante, capace di riaprire una storia iniziata molti anni prima, senza però trasformarla nell’unico luogo possibile per continuare a fare musica.

Capeccia può portarsi dietro tutto quello che è stato senza essere costretto a ripeterlo.

“AD OCCHI CHIUSI”

Il titolo “Ad Occhi Chiusi” racconta l’idea che attraversa l’intero progetto, composizioni capaci di lasciare a ciascuno la possibilità di costruire immagini differenti, senza un testo che indichi la strada o una voce che suggerisca cosa vedere. «Quegli ottantotto tasti hanno il potere di evocare immagini creando dal nulla nuovi scenari», racconta Capeccia, ed è una frase che spiega bene il rapporto che oggi sembra avere con il suo strumento.

Ottantotto tasti sono sempre gli stessi, a cambiare è chi si siede davanti.

IL RAGAZZO DI QUINDICI ANNI È ANCORA DA QUALCHE PARTE LÌ

Tra gli Champagne Molotov del 1972 e “In Viaggio” passa più di mezzo secolo, nel frattempo Capeccia ha attraversato punk, new wave, successo, Sanremo, la separazione e il ritorno dei Decibel, ha suonato quelle canzoni dentro una band e anni dopo le ha riportate al pianoforte, adesso sceglie di scriverne di nuove.

A quindici anni cercava insieme a Ruggeri un suono diverso da quello che sentiva intorno, oggi quella ricerca continua in una stanza molto più silenziosa, davanti a un pianoforte, con una storia enorme alle spalle e ancora la curiosità di vedere cosa possa nascere dal prossimo tasto.

Il viaggio, a quanto pare, aveva ancora qualche strada da mostrargli.

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