FUXIA
Non è per tutti. È per chi vibra.

← Torna alla Home

CRONACA · EDITORIALI

Processo parallelo: quando il rumore rischia di coprire le domande

• FUXIA MAGAZINE
CONDIVIDI
Copertina fornita dalla redazione per Processo parallelo

Nuove indagini, perizie, vecchi elementi e nuove contestazioni. Ma mentre le carte tornano al centro dell'attenzione, sui social prende sempre più spazio lo scontro tra chi racconta il caso.

Il caso Garlasco è tornato prepotentemente al centro del dibattito pubblico. Non soltanto per gli sviluppi delle nuove indagini, ma anche per la quantità di interventi, repliche e contrapposizioni che, sui social e in televisione, accompagnano ormai quasi ogni nuova notizia. E così, accanto al processo giudiziario, sembra essersi sviluppato un secondo processo: quello mediatico.

È un fenomeno che non riguarda una sola persona e che non è nato oggi. Ma negli ultimi giorni ha assunto toni particolarmente accesi, coinvolgendo anche la criminologa Roberta Bruzzone, la creator Francesca Bugamelli e il conduttore Salvo Sottile. Ed è proprio qui che nasce una domanda che, a nostro avviso, merita di essere posta: quanto spazio sta occupando lo scontro tra i protagonisti del dibattito rispetto alle questioni concrete che riguardano il caso Garlasco?

LA NUOVA STAGIONE DELLE POLEMICHE

Negli ultimi giorni Roberta Bruzzone ha pubblicato diversi interventi sui propri profili social, tornando anche sulla diffusione di una fotografia che, secondo le ricostruzioni giornalistiche, risalirebbe al 1998 e la ritrarrebbe insieme ad Alessandra Bramante. La criminologa ha spiegato pubblicamente che le due si conoscono dai tempi dell'università e che sono amiche, respingendo le interpretazioni che ritiene lesive della propria reputazione e annunciando possibili iniziative nelle sedi opportune.

La fotografia è entrata nel dibattito anche in relazione a un documento di valutazione psicologica su Alberto Stasi, risalente al 2007, che secondo le cronache sarebbe emerso tra il materiale esaminato nelle nuove indagini. Il documento, descritto come privo di firma e data, riporterebbe nell'intestazione il nome di Alessandra Bramante, che ha negato pubblicamente di averlo redatto. È importante precisare che la conoscenza personale tra Bruzzone e Bramante non costituisce, di per sé, alcun elemento di irregolarità e che ogni valutazione sul documento richiede riscontri indipendenti.

Ma la polemica non si è fermata qui. Secondo quanto riportato da Fanpage, Bruzzone è intervenuta anche sulla partecipazione della creator Francesca Bugamelli alle trasmissioni di Salvo Sottile. Nelle ricostruzioni giornalistiche compaiono espressioni come “circo del complotto” e “ventriloquo”, quest'ultima riferita a Mirko Zeppellini, compagno della creator. Sono parole attribuite alla criminologa dalle cronache e che riportiamo esclusivamente per ricostruire il tono assunto dal confronto pubblico, senza condividerne o avallare eventuali giudizi personali.

Nel frattempo, le repliche, le discussioni sulle ospitate televisive e gli annunci di possibili iniziative legali hanno contribuito ad alimentare un confronto che sembra ormai svilupparsi anche intorno ai rapporti tra chi racconta il caso, oltre che intorno ai contenuti delle rispettive ricostruzioni.

Non intendiamo stabilire qui chi abbia ragione, né trasformare una polemica tra professionisti in un giudizio sulle persone. Ma è proprio questo il punto: mentre si discute di fotografie, dichiarazioni e rapporti personali, rischiano di passare in secondo piano questioni giudiziarie e scientifiche che meriterebbero un'attenzione ben diversa.

Una vicenda complessa come quella di Garlasco non può essere compresa attraverso le contrapposizioni tra chi la commenta. Le opinioni fanno parte del dibattito pubblico, ma non possono sostituire ciò che emerge dagli atti.

LE CARTE, PERÒ, CONTINUANO A PARLARE

Immagine fornita dalla redazione per la sezione Le carte, però, continuano a parlare

Mentre sui social si moltiplicano le polemiche, sul piano giudiziario sono emersi elementi che meritano un'attenzione diversa. La Procura di Pavia ha nuovamente chiuso le indagini nei confronti di Andrea Sempio. Tra gli elementi indicati figurano gli accertamenti relativi alla traccia della scarpa e quelli riguardanti il profilo genetico rilevato sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi.

Andrea Sempio è indagato e la sua difesa contesta le accuse. La chiusura delle indagini non equivale a una condanna e resta ferma la presunzione di innocenza.

Particolarmente delicata è la questione relativa alle analisi genetiche effettuate nel 2007. Secondo quanto riportato da RaiNews e ANSA, sono emerse informazioni relative ad accertamenti genetici sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, con risultati che hanno sollevato nuove questioni di interpretazione e documentazione. In particolare, secondo quanto comunicato dalla Procura di Pavia e riportato da ANSA, il profilo genetico ottenuto il 19 settembre 2007 era stato attribuito a Chiara Poggi, mentre due successive analisi del 20 settembre avevano dato esito negativo e i relativi dati non risultavano negli atti del procedimento.

I consulenti della Procura, Carlo Previderè e Pierangela Grignani, hanno comunque ritenuto attendibile l'attribuzione originaria del profilo genetico alla vittima, rilevando che gli esiti discordanti avrebbero richiesto ulteriori approfondimenti.

Il 7 ottobre ANSA ha inoltre riferito dell'emersione di un altro foglio di lavoro del RIS, relativo a un campione denominato “bu_p_bis” e datato 26 settembre 2007, contenente quantificazioni di DNA umano e maschile. Secondo l'agenzia, il documento non risultava nelle relazioni trasmesse agli inquirenti nel 2007. La presenza di DNA maschile, da sola, non consente di identificare una persona né di attribuire un significato probatorio definitivo al campione.

Sempre secondo ANSA e RaiNews, è emerso anche un appunto relativo a un possibile esito negativo dell'Obti test, utilizzato per la ricerca di sangue umano, mentre nella relazione originaria del RIS si indicava che quel test non era stato effettuato sulle tracce successive perché troppo esigue. La discordanza richiede un approfondimento tecnico e documentale e non dimostra, da sola, che vi sia stata un'omissione intenzionale.

Un ulteriore elemento si aggiunge al quadro proprio oggi, 8 ottobre. Un'inchiesta di La Verità, firmata da Fabio Amendolara ed Eleonora Paone, richiama l'attenzione su quattro faldoni del RIS di Parma, contenenti, secondo la ricostruzione del quotidiano, 359 documenti relativi agli accertamenti sul delitto di Chiara Poggi. Tra il materiale descritto figurano fotografie, dati di laboratorio e documentazione tecnica che non sarebbe stata integralmente trasmessa nel corso del procedimento originario. La vicenda apre nuove domande sulla gestione e sulla disponibilità degli atti, senza consentire, sulla sola base della ricostruzione giornalistica, di attribuire responsabilità o ipotizzare occultamenti intenzionali. Anche in questo caso, prima delle polemiche, sono i documenti e le verifiche a dover parlare.

Questo non significa automaticamente che la condanna di Alberto Stasi sia errata, né che una revisione sia già stata disposta. Significa, più semplicemente, che esistono nuovi elementi sui quali la magistratura e le parti stanno lavorando. Ed è proprio questo il terreno sul quale sarebbe interessante concentrare l'attenzione.

LA PERIZIA TESTI E UNA DISTINZIONE CHE CONTA

Un altro punto centrale del dibattito degli ultimi giorni riguarda la perizia del medico legale Roberto Testi sulla cosiddetta “camminata” di Alberto Stasi. Bruzzone ha sostenuto pubblicamente che quella perizia rappresenti un elemento fondamentale nel quadro accusatorio nei confronti di Stasi.

La perizia, redatta nell'ambito del processo d'appello bis da Roberto Testi insieme agli ingegneri Gabriele Bitelli e Luca Vittuari, riguarda la compatibilità del percorso descritto da Stasi con la distribuzione delle tracce ematiche presenti nell'abitazione.

Una ricostruzione pubblicata da Il Difforme ha proposto una diversa lettura di alcuni passaggi della perizia, richiamando le conclusioni secondo cui determinate strategie per evitare le macchie sarebbero state considerate possibili, pur non essendo quantificabili. Questa interpretazione giornalistica non costituisce una smentita della perizia né delle decisioni giudiziarie che l'hanno valutata. Le conclusioni tecniche devono essere considerate nella loro interezza, insieme agli altri elementi del quadro probatorio.

Qui è fondamentale non sostituire una certezza con un'altra. Dire che un comportamento appare estremamente improbabile non equivale necessariamente a dire che sia impossibile. E dire che una ricostruzione è improbabile non equivale automaticamente ad affermare che una persona abbia mentito. Sono distinzioni tecniche, ma in un caso giudiziario sono distinzioni importanti.

IL PROBLEMA DEL PROCESSO PARALLELO

Ed è proprio qui che il dibattito pubblico rischia di prendere una strada diversa. Da una parte ci sono le nuove indagini, le perizie, le consulenze, gli accertamenti scientifici, le sentenze, gli atti delle Procure e le eventuali richieste di revisione. Dall'altra ci sono post, video, ospitate televisive, repliche, accuse reciproche, fotografie risalenti a decenni fa, discussioni sui rapporti personali tra i protagonisti e annunci di possibili azioni legali.

Tutto questo fa parte del dibattito pubblico. Ma non tutto ha lo stesso peso quando si cerca di capire che cosa sia realmente accaduto.

IL PUNTO NON È CHI URLA PIÙ FORTE

Non è necessario stabilire chi abbia l'ultima parola sui social e nemmeno scegliere una “squadra”. Si può ascoltare una tesi e contemporaneamente verificare ciò che la documentazione dice davvero. Si può ritenere importante una perizia senza considerarla automaticamente decisiva. Si possono mettere in discussione le nuove indagini senza ignorare gli elementi che le hanno determinate.

E, soprattutto, si può criticare una ricostruzione senza trasformare la critica in un attacco personale. È questo, forse, l'aspetto che rischia di perdersi nella quantità di contenuti prodotti ogni giorno.

LE DOMANDE CHE RESTANO

Il caso Garlasco non ha bisogno di un altro processo sui social. Ha bisogno, piuttosto, che alle domande ancora aperte venga data una risposta attraverso gli strumenti propri della giustizia e della scienza.

Gli accertamenti del 2007 furono svolti correttamente? Gli elementi oggi nuovamente esaminati erano stati valutati nel modo corretto? Le nuove risultanze sono sufficienti per modificare il quadro giudiziario? La perizia Testi come deve essere interpretata alla luce delle sue conclusioni complete? E, soprattutto, quali elementi possono effettivamente incidere sul giudicato nei confronti di Alberto Stasi?

Sono domande molto meno spettacolari di una polemica sui social, ma sono quelle che contano davvero.

Perché il caso Garlasco non appartiene a chi riesce a costruire il post più efficace, la replica più tagliente o il titolo più provocatorio. Appartiene ai fatti, alle prove e agli atti. E se davvero siamo interessati a capire che cosa è successo a Chiara Poggi, forse è proprio lì che dovremmo tornare.

Meno processo parallelo. Più carte. Più fatti. Più domande. E, soprattutto, meno rumore.


Nota della redazione

Il presente articolo è un approfondimento giornalistico sul dibattito pubblico relativo al caso Garlasco. Le informazioni riguardanti gli sviluppi delle indagini, gli accertamenti tecnici e le dichiarazioni dei protagonisti sono riportate sulla base delle notizie pubblicate da ANSA, RaiNews, Fanpage, Il Difforme e La Verità, secondo le rispettive ricostruzioni.

Le considerazioni espresse hanno carattere editoriale e non intendono attribuire responsabilità personali o anticipare valutazioni riservate all'autorità giudiziaria. Restano ferme la presunzione di innocenza e le decisioni giudiziarie vigenti.

Ditemi la vostra

Il tuo nome potrà comparire insieme al commento.
L’email resta privata e serve solo alla redazione.

FUXIA continua anche su WhatsApp
Se ti piace quello che hai appena letto, puoi seguirci anche lì. Nuovi articoli, storie e tutto quello che vale la pena raccontare.
SEGUI FUXIA SU WHATSAPP →