Pietro Taricone, la vita dopo Pietro

Nel 2003 Pietro Taricone e Kasia Smutniak partono per il Mustang, in Nepal, spinti dalla curiosità e dalla voglia di conoscere un luogo lontanissimo dal loro mondo, partono, viaggiano, tornano e più di vent’anni dopo raccontare quell’esperienza al passato è quasi impossibile: a Ghami circa sessanta ragazzi frequentano una scuola e quello che era cominciato con due valigie ha attraversato gli anni, coinvolto altre persone e cambiato profondamente significato.
Un viaggio che non si è fermato al ritorno
Quando torniamo da un viaggio pensiamo che sia finito lì, disfiamo la valigia, riguardiamo le fotografie, raccontiamo quello che abbiamo visto, per qualche giorno abbiamo ancora addosso gli odori, le facce, le parole di un posto che fino a poco prima non conoscevamo, poi riprendiamo la nostra vita.
Nel 2003 Pietro Taricone e Kasia Smutniak partono per il Mustang con la voglia di vedere, incontrare, capire una realtà lontanissima dalla propria, dal Nepal tornano, certo, ma qualcosa di quella partenza resta aperto.

Perché viaggiare può voler dire attraversare un luogo oppure permettere a quel luogo di attraversare te, ed è probabilmente qui che il Mustang smette di essere soltanto una destinazione sulla carta geografica. Pietro e Kasia entrano in contatto con una terra difficile, con persone che hanno vite lontanissime dalle loro, con bambini, famiglie, distanze che non si misurano soltanto in chilometri, e quello che incontrano non rimane chiuso dentro le fotografie di un viaggio. Se più di vent’anni dopo si continua a tornare nello stesso posto, se da quel legame nasce una scuola, se altri bambini entrano dentro una storia cominciata quando ancora non erano nati, allora quel viaggio ha lasciato qualcosa da entrambe le parti.
Negli anni Kasia torna più volte, Sophie cresce portando con sé anche quella parte della storia dei suoi genitori e Pietro continua ad appartenervi con la naturalezza delle cose che hanno avuto un significato vero, è nelle immagini di allora, nel rapporto costruito con quella terra e soprattutto in quello che da quell’esperienza ha preso forma.
Fino a Ghami, fino alla Ghami Solar School.
Nel 2003 nessuno avrebbe potuto immaginarlo, quella partenza apparteneva a Pietro e Kasia, oggi la sua storia comprende molte più vite.
Prima del personaggio, Pietro
Pietro Taricone entra nelle case degli italiani con il Grande Fratello e in pochissimo tempo diventa uno dei volti più riconoscibili della televisione, la faccia sfacciata, il fisico, la battuta pronta, quella naturalezza davanti alla telecamera che difficilmente si poteva costruire, poi arrivano le definizioni, “O’ Guerriero”, il sex symbol, quello diverso dagli altri, etichette talmente forti da avere quasi finito, negli anni, per precedere la persona.
Mustang fa una cosa molto più semplice, torna a Pietro, a quel ragazzo poco più che trentenne che prende uno zaino e parte, che vuole vedere, conoscere, entrare in contatto con persone e luoghi senza guardarli da lontano.
La televisione aveva ingrandito le parti più immediate, quelle che funzionavano davanti a una telecamera e potevano essere riconosciute in pochi secondi, ma una persona non può stare tutta dentro un soprannome, le immagini girate allora raccontano il resto senza bisogno di costruirlo oggi.
Dietro “O’ Guerriero” c’era già Pietro, curioso, irrequieto, contraddittorio, innamorato, con quella necessità quasi fisica di vivere le cose prima ancora di raccontarle.
Non un Pietro diverso, Pietro Taricone, semplicemente.
Quello che è successo dopo
Kasia torna in Nepal e quel rapporto negli anni diventa qualcosa di concreto, prende forma la Ghami Solar School, oggi frequentata da circa sessanta ragazzi tra i sei e i sedici anni, intorno alla scuola arrivano famiglie, incontri, possibilità, insieme alla storia di Kunzom e delle persone che hanno contribuito a costruire tutto questo.
Ed è qui che quella partenza del 2003 assume una dimensione che nessuno avrebbe potuto programmare, Pietro e Kasia non partono sapendo cosa accadrà vent’anni dopo, non c’è un disegno già scritto e non serve inventarlo oggi per rendere più bella questa storia.
Vanno in Nepal per conoscere, il resto arriva dopo, un pezzo alla volta, attraverso gli anni, le persone incontrate, i ritorni di Kasia, Sophie che cresce e infine una scuola nella quale ogni mattina entrano ragazzi che con quel 2003 apparentemente non hanno nulla a che fare e invece ne sono diventati parte.
Quello che resta aperto
Samsara accompagna il documentario e richiama il ciclo della vita, una parola che qui non ha bisogno di troppe spiegazioni, basta guardare la distanza tra quelle prime immagini e Ghami oggi.
Una coppia parte per il Nepal, una figlia cresce dentro quella storia, un legame attraversa gli anni, una scuola accoglie decine di ragazzi e ciò che apparteneva inizialmente a due persone finisce per riguardarne molte altre.
Mustang riesce anche a togliere per un momento il rumore costruito intorno a Pietro Taricone, il Grande Fratello, “O’ Guerriero”, il sex symbol rimangono parte della sua storia, ma non sono tutta la sua storia, qui torna la persona, la curiosità, l’istinto, le contraddizioni, l’amore per Kasia, quella voglia di andare a vedere cosa ci fosse un po’ più in là.
Poi rimane Ghami, rimangono i ragazzi che oggi entrano in quella scuola e quelli che arriveranno dopo, rimane Sophie, rimane Kasia che in quella terra ha continuato a tornare e dentro tutto questo Pietro appartiene ancora a quel primo passo, senza bisogno di aggiungere altro.
Nel 2003 Pietro e Kasia erano partiti per conoscere un pezzo di mondo, non potevano sapere che, più di vent’anni dopo, quel pezzo di mondo avrebbe continuato a raccontare anche loro.