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Nina Zilli, il Premio Lunezia celebra una voce che sa dare peso alle parole

1 ottobre 2026   •   FUXIA
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Nina Zilli al Premio Lunezia 2026

Si è svolta il 1° ottobre al Mare Culturale Urbano di Milano la tappa milanese del Premio Lunezia 2026, che ha visto Nina Zilli ricevere il Premio Lunezia Pop-Soul per il valore musical-letterario delle sue opere e il talento interpretativo. Sul palco anche le Nuove Proposte, diciassette artisti arrivati da tutta Italia, dentro una manifestazione che da trent’anni mette testo e musica sullo stesso piano.

Senza appartenere arrivò a Sanremo nel 2018 e già nel titolo metteva una distanza precisa tra amare e appartenere a qualcuno. Nina Zilli la presentò come una canzone dedicata alle donne, anche a quelle che avevano conosciuto la violenza, spostando lo sguardo dalla ferita alla possibilità di reagire, dalla paura al coraggio. Non raccontava una donna da salvare, raccontava una donna capace di riprendersi la propria libertà.

Otto anni dopo è difficile non partire da lì per raccontare il Premio Lunezia Pop-Soul 2026, ricevuto il 1° ottobre al Mare Culturale Urbano di Milano per il valore musical-letterario delle sue opere e per il talento interpretativo. Un riconoscimento che sembra attraversare perfettamente il percorso di Nina Zilli e, per capirne il motivo, basta tornare alla storia del Lunezia.

Premio Lunezia 2026

Il Premio nasce ad Aulla nel 1996 da un’idea di Stefano De Martino, patron e direttore artistico, e nel 2026 arriva alla sua 31ª edizione. Al centro rimane il rapporto tra testo e musica, osservato dal Lunezia quando parlare di una canzone anche per il suo valore letterario era una strada decisamente meno battuta. In trent’anni sono passati dal Premio oltre 150 grandi nomi della musica italiana e internazionale, da Fabrizio De André a Vasco Rossi, da Ivano Fossati a Laura Pausini, Elisa, Andrea Bocelli e Charles Aznavour. Un Premio nato in Lunigiana e rimasto fedele alla sua idea iniziale: ascoltare una canzone tenendo insieme ciò che dice e il modo in cui suona.

Ed è tornando alle canzoni di Nina Zilli che il riconoscimento ricevuto a Milano trova il suo significato. Nel 2012 arrivò L’amore è femmina, titolo dell’album e brano scelto per rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest. Qui la donna cambia posizione, il desiderio è dichiarato, la seduzione non viene subita, la femminilità prende spazio senza chiedere il permesso di essere raccontata. Nina gioca con l’amore, con l’attrazione, con la sicurezza di chi sa anche dire cosa vuole.

Nel 2017 arriva Mi hai fatto fare tardi, una frase quotidiana, quasi leggera, che dentro la canzone diventa molto più netta: accorgersi del tempo lasciato a qualcuno e decidere che adesso quel tempo torna ad appartenerti. Il passo è diverso, più libero, più ironico, la fine di una storia diventa movimento, ripartenza, spazio riconquistato. Messa accanto a Senza appartenere funziona proprio per questo: prima il tempo che si riprende, poi il diritto di non appartenere a nessuno.

Con L’amore è femmina il percorso si allarga ancora: desiderare, scegliere, essere liberi. Ed è proprio questa libertà a tornare, con forme e parole diverse, dentro un repertorio che negli anni ha attraversato soul, pop e rhythm and blues senza perdere una voce immediatamente riconoscibile. Non una donna definita da chi ha accanto, ma una donna che nelle canzoni prende posizione, sceglie, desidera e, soprattutto, decide per sé.

La serata del 1° ottobre è entrata nel vivo intorno alle 21.30 con la consegna a Nina Zilli del Premio Lunezia Pop-Soul 2026. Guardando proprio alle sue canzoni, il riconoscimento al valore delle opere e al talento interpretativo acquista un senso ancora più preciso. Nina quelle parole le ha portate con una voce capace di cambiarne il peso, a volte graffiandole, altre lasciandole quasi sospese, senza perdere quella riconoscibilità che l’accompagna dagli inizi.

Qualche ora prima, alle 19.15, lo stesso palco aveva accolto le Nuove Proposte, sezione diretta da Loredana D’Anghera che dal 2001 porta al Premio gli artisti emergenti. Nel 2026 il percorso ha coinvolto anche BMG e Universal Music. Diciassette gli artisti in gara: Daniele White, Arianna Chiara De Piccoli, Asia Di Venanzio, Luca Fol, Pietro Innocenti, Cola Siel, Fabrizio Luglio, Giula, La Landucci, Lilèi, Giansi, Luigi Sigismondi, Yume, Aria, Lucia, Lars e Luca Zazzi.

Diciassette provenienze, diciassette brani originali portati davanti a chi la musica la ascolta anche come mestiere. Per un emergente occasioni del genere contano, perché tra pubblicare una canzone e riuscire a farla arrivare alle persone giuste rimane una distanza enorme. Il Lunezia lavora anche lì: accanto ai nomi che hanno già scritto pagine importanti della musica, lascia il palco a quelli che stanno provando a scrivere la prima.

Nel corso dell’edizione 2026 è proseguita anche la partnership con l’Istituto Giannina Gaslini di Genova e la Fondazione GaslinInsieme ETS, a sostegno del progetto di musicoterapia rivolto ai bambini dell’ospedale. Il tradizionale Red Carpet è stato dedicato alla raccolta fondi e la musicoterapia, dopo una prima sperimentazione triennale in tre reparti, è stata estesa ad altri sei per il triennio 2025-2028. Qui la musica esce dal palco ed entra nei percorsi di cura, favorendo espressione, relazione e benessere dei piccoli pazienti e delle loro famiglie.

L’amore è femmina. Mi hai fatto fare tardi. Senza appartenere. Tre canzoni lontane tra loro che, messe una accanto all’altra, raccontano anche il percorso di Nina Zilli attraverso le parole. Il 1° ottobre il Premio Lunezia ha scelto di riconoscere anche questo e, qualche ora prima, diciassette giovani artisti erano saliti sullo stesso palco con diciassette canzoni nuove.

Da una parte una voce che ha già attraversato anni, palchi e canzoni, dall’altra quelle che stanno ancora cercando il proprio spazio. In mezzo rimane il senso del Lunezia: le parole, prima ancora di diventare memoria, hanno bisogno di una voce capace di farle restare.

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