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Fuoriclasse Talent, prima del successo viene qualcuno che crede in te

2026-10-12   •   FUXIA MAGAZINE
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Dai primi sedici bambini alle dodici edizioni, il progetto di Ivano Trau e Catiuscia Siddi racconta quanto possa contare avere un posto dove cominciare. Ad Anzio, le voci raccolte da Marco Santarelli intrecciano musica, formazione e possibilità per i giovani.

Due protagonisti della presentazione del Fuoriclasse Talent al Comune di Anzio
Foto di Roberto Porpurini.

Sedici bambini, all’inizio, e un artista che aveva dovuto rinunciare al proprio mestiere. La storia del Fuoriclasse Talent comincia da qui, da Ivano Trau e da una parte della sua vita interrotta per ragioni di salute, poi ripresa attraverso la decisione di dedicarsi ai giovani. Prima dei numeri, delle selezioni e dei passaggi televisivi, c’è questo incontro tra chi deve ricominciare e chi ha ancora tutto da scoprire.

Ideato da Ivano Trau e Catiuscia Siddi, il progetto è arrivato alla dodicesima edizione e, secondo i dati presentati, ha superato i 7.000 partecipanti. Ragazzi ai quali viene offerta la possibilità di esibirsi, fare esperienza e capire qualcosa in più delle proprie capacità, dentro un percorso che continua anche dopo una singola gara.

La presentazione al Comune di Anzio ha riunito istituzioni e professionisti della musica, con i giudici Alex Lai, Umberto Canino, Massimo Calabrese e Marco Rinalduzzi, insieme a Valentina Corrado, assessore al Turismo, Spettacolo e Politiche giovanili. A raccogliere le testimonianze e ad approfondire i temi emersi durante l’incontro è stato Marco Santarelli, direttore responsabile di Rete NeTVision, attraverso interviste dedicate alla formazione artistica, all’inclusione e alle opportunità per i giovani.

Quando smettere diventa un altro modo di continuare

Trau chiama Fuoriclasse il proprio «figlio», una parola che trova spiegazione nel racconto delle sue origini.

«Ho inventato Fuoriclasse nel momento in cui, per motivi di salute, ho dovuto smettere di fare l’artista».

Alle spalle aveva anni di attività, esperienze internazionali e due Oscar europei, come riportato nel comunicato, poi una malattia alla gola gli aveva impedito di proseguire. Dover rinunciare a ciò che si è fatto per tanto tempo significa anche ritrovarsi senza una parte importante della propria quotidianità, quella che fino al giorno prima dava una direzione alle giornate.

«Dopo un anno di profonda depressione, è scattata una molla: ho deciso di dedicarmi ai giovani. Così è nato Fuoriclasse, inizialmente con appena 16 bambini».

Quei sedici bambini sono il primo passo di una storia cresciuta negli anni. Trau ha scelto di mettere la propria esperienza a disposizione di chi cominciava, accompagnando altri artisti verso quel palcoscenico che aveva dovuto lasciare.

Un intervento durante la presentazione del Fuoriclasse Talent al Comune di Anzio
Foto di Roberto Porpurini.

«A Fuoriclasse non ci sono limiti ai generi musicali: tutti possono trovare il proprio spazio ed esprimersi liberamente».

Un’apertura che permette ai partecipanti di portare ciò che sentono più vicino, senza dover scegliere in partenza una sola maniera di essere artisti.

La sicurezza si impara anche davanti al pubblico

Le attività si distribuiscono da ottobre ad agosto, nei teatri durante l’inverno e nelle piazze nei mesi estivi. Cambiano i luoghi, cambiano le persone davanti alle quali esibirsi, aumenta la possibilità di conoscere il palco attraverso la pratica.

Essere bravi e sentirsi pronti non sempre coincidono, per questo il lavoro di Fuoriclasse punta sulla continuità, sull’esercizio e sulla familiarità con un’esibizione. La televisione può arrivare, ma il percorso comincia prima.

«Collaboro con professionisti dello scouting Rai e Mediaset, che vengono a cercare talenti proprio perché sanno di trovare da noi un livello artistico molto alto».

Trau riferisce di aver accompagnato 56 ragazzi in televisione nell’arco di tre anni e anticipa la presenza di 22 partecipanti nelle prossime edizioni di The Voice Kids e Io Canto. Sono risultati che lega al lavoro svolto nel tempo, alla preparazione e all’attenzione per ciò che, durante una prova, potrebbe sembrare secondario.

«A parità di bravura, è il dettaglio a fare la differenza».

Una frase che riporta il discorso al mestiere, alla cura e alla disponibilità a imparare, anche quando il talento è già evidente.

Una città cresce anche nei posti che offre ai ragazzi

Nel confronto con Valentina Corrado, la musica entra nella vita di Anzio attraverso le occasioni che una città può costruire per chi la abita. Un evento richiama pubblico e valorizza il territorio, ma può anche dare ai giovani un luogo nel quale partecipare e sentirsi riconosciuti.

«Il Fuoriclasse Talent va oltre lo spettacolo: offre a ragazzi di tutte le età la possibilità di esprimersi liberamente attraverso la propria arte e di contribuire, con le proprie capacità, alla crescita del settore dello spettacolo».

Corrado richiama la qualità dei partecipanti e la necessità di avvicinare le persone alle attività artistiche, citando «Un Mare di Emozioni», il programma che comprende 150 appuntamenti tra arte, musica e spettacoli dal vivo, legati anche alla promozione turistica della città.

Il confronto tocca il disagio giovanile e l’inclusione, questioni per le quali, nella visione dell’assessore, la partecipazione culturale può offrire occasioni di incontro e appartenenza.

«Il Comune di Anzio crede molto in questo percorso e lo dimostra attraverso iniziative come il Fuoriclasse Talent e il Think Tank Art Festival, che coinvolge anche il Liceo artistico Picasso».

Per dare continuità a queste esperienze servono però risorse, un tema che riguarda le possibilità concrete degli enti locali. Corrado auspica un maggiore sostegno da parte della Regione e ribadisce l’impegno dell’amministrazione.

«Stiamo investendo e continueremo a investire sulla cultura».

Quando il talento deve pagarsi la strada

Dopo la formazione arriva una domanda meno comoda: quanto costa provare a diventare un professionista? A portarla dentro il confronto è Marco Rinalduzzi, chitarrista, compositore, arrangiatore, talent scout e produttore musicale.

«Ho lavorato per vent’anni nel settore discografico e ho sempre investito personalmente sui talenti. Oggi, invece, chi vuole emergere deve spesso sostenere da solo i costi del proprio percorso artistico».

Nella sua lettura, il calo delle vendite dei CD e i ricavi spesso contenuti delle piattaforme digitali hanno cambiato le condizioni di lavoro, lasciando a molti emergenti il compito di finanziare la propria produzione. Alla preparazione si aggiunge così un peso economico che può incidere sulle possibilità di andare avanti.

«Oggi il sistema discografico tende a investire quando un artista ha già dimostrato di avere un potenziale successo».

Il passaggio è significativo, si chiede a chi comincia di dimostrare molto prima di trovare qualcuno disposto a sostenerlo. In questo scenario, esperienze come Fuoriclasse possono offrire occasioni per lavorare sulle proprie capacità e incontrare professionisti, pur dentro un mercato che resta difficile da affrontare.

Avere qualcuno accanto, mentre si comincia

La storia raccontata ad Anzio tiene insieme due momenti della vita artistica, quello di chi ha dovuto fermarsi e quello di chi cerca una possibilità per partire. Trau li ha fatti incontrare, trasformando la propria esperienza in un progetto che, edizione dopo edizione, ha accolto migliaia di partecipanti.

Non tutti arriveranno in televisione, né ogni esibizione diventerà l’inizio di una professione. Resta il valore del tempo dedicato a prepararsi, di un confronto che aiuta a migliorare, della possibilità di scoprire cosa si riesce a fare quando qualcuno prende sul serio le tue capacità.

Il successo può aspettare, chi comincia ha bisogno di essere ascoltato adesso.

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