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Emanuela Tittocchia,  tra carisma, passione, nuovi orizzonti e una voce a cuore aperto (prima parte)

2026-02-20   •   ARCHIVIO FUXIA
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Nel dinamico panorama dello spettacolo italiano, esistono volti capaci di abitare lo schermo con una versatilità che sfida il tempo. Emanuela Tittocchia è, senza dubbio, una delle professioniste più complete del nostro panorama, attrice, conduttrice, autrice e docente, capace di mantenere un filo diretto e pulsante con il suo pubblico.

Il suo percorso brilla di tappe iconiche, dall'epoca d’oro di Centovetrine al prestigioso Telegatto, simbolo di un amore incondizionato che la gente le tributa ancora oggi. Ma Emanuela non è un’artista che vive di ricordi, la sua è una "follia lucida" fatta di disciplina, ferrea eredità di una scuola di teatro severa e prestigiosa, che riversa oggi in progetti innovativi come "A casa di Emy" e nel suo impegno come testimonial e docente di dizione.

In questa intervista, Emanuela si spoglia dei filtri della popolarità per rivelare la sua vera essenza, quella di una donna "molto casa", che ama il silenzio della propria intimità e che guarda al mondo moderno con un’onestà disarmante. Tra la solarità che buca il video e una punta di amarezza per una società che corre troppo forte, emerge il ritratto di una professionista che ha scelto di non "tirarsela",  rimanendo sempre fedele ai suoi valori.

Oggi la ritroviamo al centro di progetti innovativi e carichi di umanità come "A casa di Emy", un salotto intimo dove il mondo dello spettacolo si mette a nudo attraverso i sapori e i ricordi più dolci, e nel ruolo di testimonial per grandi realtà come Fiera Channel.

Benvenuti nel mondo interiore di una donna e professionista pura, che non ha mai smesso di mettere l'anima in ogni ricetta della vita.

Emanuela, la tua immagine trasmette sempre una grande solarità, qual è il segreto per mantenere questo entusiasmo dopo tanti anni di carriera?

Grazie davvero, se arriva questa solarità e questo entusiasmo, è perché sono esattamente lì il segreto, nell’entusiasmo e nella passione. Mi sveglio ogni mattina con la felicità di occuparmi delle cose che amo. Questa passione non è mai sparita ed è proprio lei il motore vero che mi spinge a essere così contenta di quello che faccio. Sono abituata a non dare nulla per scontato, è un insegnamento che arriva dai miei genitori, che sono stati severi ma mi hanno fatto capire quanto siano importanti le cose serie, anche quelle semplici della vita. Mi confronto spesso con persone meno fortunate, che magari fanno un lavoro che non amano o affrontano difficoltà diverse. Ed è per questo che mi sento davvero fortunata, sono felice di fare il lavoro che mi piace, con tutte le complessità che comporta. Perché sì, è tutto molto complesso, ma quando lavoro, quando sono sul palco, su un set, quando incontro le persone e parlo di progetti, per me è una gioia enorme. Credo di riuscire a trasmettere questo, la passione.

Cosa significa per te essere una "donna di spettacolo" oggi, in un mondo che corre velocissimo tra social e TV?

È una domanda molto interessante e devo dire che non me l’avevano mai fatta in tutti questi anni. Oggi tutto cambia a una velocità impressionante, i social hanno sostituito alcune forme di comunicazione e di intrattenimento ed è inevitabile confrontarsi con questo. Io però sono una “televisiva", ho  sempre amato la televisione è stata la mia più grande passione, insieme al teatro. Il teatro l’ho scoperto più tardi, avevo già diciotto anni, la televisione invece è arrivata prima, molto prima. Raffaella Carrà, Sandra Mondaini e Raimondo Vianello, Mike Bongiorno, Corrado, loro sono stati i miei veri idoli. Li imitavo da bambina, guardavo tantissima televisione, conoscevo i palinsesti a memoria già da adolescente. La televisione è stato il mio primo grande amore e, ancora oggi, resta il mio grande amore. I social li gestisco, creo contenuti, certo, ma non è il mio mondo, non perché non ne sia capace, se mi applico so di poter portare valore anche lì, ma perché tutto ciò che possono fare tutti, alla lunga, mi interessa sempre meno. La televisione invece è più difficile da raggiungere, da conquistare, da mantenere nel tempo. Va coltivata, va difesa. Ed è proprio questo che mi affascina. Cerco di dividermi, di stare in equilibrio, ma la verità è una sola,  io sono una televisiva. assolutamente.

Hai un Telegatto che brilla in bacheca. Se quel gatto d'oro potesse parlare e darti un consiglio per il futuro, cosa pensi che ti direbbe stasera?

Il mio Telegatto? Sì, era il 2004, per Centovetrine, c’erano ancora i Telegatto a Milano e andammo a ritirare il premio perché la soap aveva vinto come prodotto televisivo dell’anno. È stata una grande emozione, eravamo all’inizio della serie, all’inizio di tutto, ed eravamo tutti molto, molto emozionati. E lo sarei ancora oggi, se ci ripenso. Peccato che questa manifestazione non esista più, credo abbiano provato più volte a riportarla in vita, ma i tempi cambiano, e con loro cambia un po’ tutto. Se oggi quel gattino dorato potesse parlarmi, credo che mi direbbe sicuramente di continuare, di seguire la mia strada. Ma mi direbbe anche di fare molta, molta, molta più attenzione alle persone con cui mi rapporto. Di dare meno fiducia a chi si incontra lungo il percorso, a presunti professionisti che professionisti non sono, o a persone che si avvicinano promettendo e poi creando soltanto problemi. Mi direbbe, semplicemente, di essere un po’ più attenta.

Sei una persona molto empatica, quanto conta l'intuito femminile nel tuo lavoro di conduttrice e autrice?

Sono contenta che tu dica così, ho questa capacità di entrare in comunicazione facilmente con gli altri, è una caratteristica positiva per la creatività, la conduzione o per portare in scena personaggi.

Nella vita di tutti i giorni, però, è un handicap, do molta confidenza, mi metto a disposizione e creo connessioni troppo forti con persone che non lo meritano, che sfruttano questo per farmi qualche dispetto o per non capirmi. Molti mi dicono: "dovresti tirartela di più", ma io sono fatta così e non riesco a stare sulle mie. In alcune occasioni servirebbe perché, come dicono a Napoli, la confidenza porta male alla creanza.

C’è un aspetto della tua personalità che il pubblico non ha ancora avuto modo di conoscere pienamente?

È difficile perché tra salotti televisivi, interviste, reality e il mio libro, ho sempre raccontato tantissimo di me,  le persone sanno tutto, i lati più combattivi e quelli più dolci, credo di averli mostrati quasi tutti.

Quello che secondo me non sanno, o a cui non credono, è che ho una vita molto tranquilla. A parte il lavoro, sto a casa, mi piace andare a letto presto, sono molto "casa". Invece le persone pensano che io frequenti giri e locali io invece, quando posso, vado alle terme o a fare massaggi. È tutto molto più tranquillo rispetto a quello che pensano. Me ne accorgo perché mi dicono: "Figurati se con questo carattere attivo non vai qua o là". No, veramente, sto volentieri a casa.

In "A casa di Emy" esplori i sapori degli altri. Ma se tu fossi un ingrediente segreto in una ricetta gourmet, saresti quella nota dolce, quella piccante o quella croccante che sorprende?

Altra bella domanda, originale! Io penso che noi siamo fatti di tanti elementi, un po' come le ricette. In alcuni momenti sono molto dolce e comprensiva, in altri molto più piccante o anche amara, dipende sempre da quello che vivo e dalle persone che ho intorno.

Riesco a dare l'anima se una persona se lo merita, ma so anche essere molto dura con chi non ha i requisiti per starmi vicino. I requisiti sono la realtà, l'onestà, la comprensione e la gratitudine. Se mancano queste cose, che ormai sono sparite dal radar, io non dico di essere cattiva, perché non riesco a esserlo, però sono molto dura, un po' spietata e un po' cinica.

Il teatro richiede una disciplina ferrea, cosa porti di quell'esperienza sul palco dei tuoi eventi istituzionali?

Porto tutto! Quello che dico sempre è che il teatro ti forma a 360 gradi, ti insegna l'italiano, la dizione, l'uso e la vibrazione della voce, il timbro, ma anche l'astrazione, la concentrazione e la memoria. Quando arrivi dal teatro e fai conduzione non ti spaventa più niente è la scuola più formativa che c'è per acquisire sicurezza e tirare fuori le emozioni al momento giusto.

Capisco subito, osservando i conduttori, chi ha una formazione di un certo tipo e chi si improvvisa, quelli che si perdono. Io insegno dizione, uso della voce e conduzione, e dico sempre: "fate un bel corso di teatro serio".  La mia insegnante era una donna molto severa, tosta e brava che conosceva bene il teatro. È stata una gran bella scuola di formazione.

Qual è l'angolo della tua casa dove ti senti davvero "Emanuela" e non la "Emanuela Tittocchia" che tutti conosciamo.

In realtà tutta la casa perché io vivo da sola, quindi quando chiudo quella porta di casa a chiave io sono da sola. Mi ricarico tantissimo, penso, guardo un po' la TV, poi guardo i social, scrivo, leggo e li sono mi sento veramente libera perché posso fare quello che che voglio, senza doveri.

Ogni autobiografia ha un "non detto" un segreto che rimane tra le righe perché troppo prezioso o troppo pesante. Se dovessimo leggere il tuo libro TIC TOC. L'autobiografia, "in controluce", quale emozione troveremmo nascosta dietro le parole più allegre?

Quello che può venire fuori leggendo il libro in controluce è un po' di delusione rispetto a questi tempi. Non voglio essere nostalgica, ma ricordo un mondo migliore eravamo più uniti, meno in competizione. Adesso i social e i telefoni ci hanno allontanati siamo più egoisti, con meno voglia di condividere. Forse si era più onesti e leali, mentre ora mi sembra di essere nel periodo della follia.

Io non lo dico spesso perché non voglio sembrare pessimista o dare un messaggio senza speranza. Se dovessi dire cosa c'è in controluce, forse dire un pò amarezza. Penso che la società e tutti noi potremmo fare molto di meglio rispetto a quello che stiamo facendo.

Per ora ci fermiamo qui, sulla soglia di un racconto che ha già toccato le corde più intime della carriera e del cuore, l'intensità di Emanuela ci ha trasportati oggi tra i ricordi dorati di un Telegatto e la saggezza di chi sa che "la confidenza porta male alla creanza".

Ma il viaggio nel suo mondo interiore è solo all'inizio...

Cosa succede quando le luci della ribalta si spengono e si chiude a chiave la porta di casa? E come si fa a restare "puri" in un mondo che sembra aver smarrito il radar dell'onestà e della gratitudine? Non perdetevi il seguito di questo racconto senza filtri.

Vi aspettiamo domani con la seconda parte di questa intensa, profonda e vera intervista. Scopriremo la "ricetta" 0100di Emanuela tra momenti di dolcezza e punte di spietata sincerità.

A domani!

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