Elisa, «Kintsugi»: il coraggio di lasciare aperta quella porta
Cantare davanti a migliaia di persone e tenere la danza tutta per sé. Nel film «Kintsugi… e sono la mia opera», atteso il 23 ottobre alla Festa del Cinema di Roma, Elisa racconta il cambiamento personale che ha accompagnato le nuove canzoni, fino alla scelta di mostrarsi anche mentre balla.

Quando essere forti diventa una fatica
Se tutti ti vedono forte, come fai a dire che non stai bene? Devi quasi trovare le parole giuste per non deludere nessuno, spiegare che puoi amare quello che fai, essere grata per quello che hai e attraversare comunque un momento difficile. Anche fragile, scritta e cantata da Elisa, si può ascoltare anche così, come il desiderio di avere qualcuno vicino senza dover dimostrare ogni volta di sapersela cavare.
Riascoltarla oggi, accanto alle parole con cui presenta il film Kintsugi… e sono la mia opera, suggerisce un collegamento. Non una spiegazione che Elisa ha dato della canzone, ma un filo che possiamo seguire noi: quanto costa lasciarsi vedere quando non abbiamo ancora rimesso tutto a posto?
Nel presentare questo nuovo lavoro, la cantautrice racconta un periodo rivoluzionario della propria vita, aggiungendo una precisazione che orienta tutto il resto:
«Come persona, più che come artista».
Prima che i pensieri diventino canzoni
«Qui dentro ci sono le mie nuove canzoni, e i sentimenti che le hanno fatte nascere».
È una distinzione semplice, eppure cambia il modo di avvicinarsi al progetto. Quando ascoltiamo un disco, le canzoni sono già arrivate da qualche parte, hanno trovato parole, suoni e una forma. Le associamo a un ricordo, le mandiamo a qualcuno, le facciamo nostre. Dei giorni in cui sono nate sappiamo molto meno.
Elisa ha scelto di raccontare anche quelli, leggendo ad alta voce pensieri intimi, scomodi, fragili. Nella vita quotidiana spesso aspettiamo di stare meglio prima di spiegare che cosa ci è successo, cerchiamo una versione comprensibile, possibilmente rassicurante. Il rischio è rimandare tanto da non parlarne più.
Il suo annuncio incuriosisce proprio per questo, per la disponibilità a condividere qualcosa che normalmente resta protetto, anche quando il proprio mestiere consiste nell’esporsi davanti a migliaia di persone.
A Osaka comincia il racconto
Il lavoro con Ludovico Boccianti comincia a Osaka, durante l’Expo 2025, quando un’occasione di ripresa diventa l’inizio di una collaborazione. Il film prende forma durante la preparazione del disco, dura quarantaquattro minuti e intreccia musica, parole, immagini e danza, con Elisa protagonista e voce narrante.
Non abbiamo ancora visto il risultato, ma la sua origine aiuta a capire il progetto: seguire la nascita delle canzoni insieme alle emozioni che le hanno accompagnate.
Nel messaggio al pubblico, Elisa ringrazia il regista e il gruppo di lavoro per il sostegno e la fiducia. Per raccontare qualcosa di così personale conta anche chi ascolta mentre lo stai facendo, chi tiene la macchina da presa, chi ti permette di provare senza sentirti subito sotto esame.

Sul palco con la voce, a porte chiuse con il corpo
Il particolare che rimane più impresso riguarda la danza. Elisa racconta:
«Ho finalmente trovato il coraggio di ballare senza più chiudermi dietro a una porta».
Viene spontaneo fermarsi su questa immagine: un’artista abituata ai grandi palchi che conserva un imbarazzo, uno spazio da tenere lontano dagli sguardi.
Essere sicuri in qualcosa non significa esserlo in tutto.
La danza l’accompagna da sempre, ma condividerla è stato un passaggio ulteriore. Non serve attribuirle ragioni che non ha raccontato, basta ascoltare il valore che dà a quel gesto. Anche dopo tanti anni davanti al pubblico può rimanere qualcosa che si desidera fare e che si continua a rimandare, aspettando di sentirsi pronti. Nel film, Elisa ha deciso di concedersi anche questa possibilità.
La fretta di tornare quelli di prima
Il kintsugi, l’arte giapponese di riparare la ceramica valorizzandone le fratture con l’oro, dà il nome a questo nuovo capitolo. L’immagine suggerisce una domanda molto concreta: dopo un periodo difficile, dobbiamo per forza tornare quelli di prima?
Nel frattempo possono essere cambiati i desideri, le abitudini, persino le cose che siamo disposti ad accettare. Il richiamo ad Anche fragile trova qui il suo senso, nella possibilità di riconoscersi anche quando non ci si sente risolti, di chiedere vicinanza senza vergognarsene.
È una lettura, non una conclusione sulla vita privata di Elisa, che resta sua da raccontare.
Il film, il disco e quella porta aperta
Kintsugi… e sono la mia opera sarà presentato venerdì 23 ottobre alle 18.30 al Teatro Olimpico Acea, nella sezione Special Screenings della Festa del Cinema di Roma. L’arrivo nelle sale è annunciato dal 26 novembre, con tre eventi nel fine settimana che accompagna l’uscita dell’album, prevista il 27 novembre. Il singolo Kintsugi, scritto da Elisa e prodotto da Dardust, ha già anticipato il disco.
Per il film bisognerà aspettare, evitando di scambiare un annuncio per qualcosa che abbiamo già visto e compreso. Intanto rimane quella porta, un dettaglio piccolo rispetto ai palchi che conosciamo. Per chi ha sempre ballato soltanto dopo averla chiusa, lasciarla aperta può essere un cambiamento enorme.