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Cesare Cremonini, “Amateur” e il bisogno di amare ancora quello che siamo

2026-10-22   •   FUXIA MAGAZINE
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Il nuovo album esce oggi, dopo la presentazione londinese con Salmo, Fabri Fibra e Malika Ayane. Undici canzoni dalle quali partire per parlare di ciò che tiene vivo un cantautore, quel legame tra parole e musica che può cambiare insieme a lui, senza perdere il proprio senso.

Cesare Cremonini dal vivo

Amateur, prima di sentirsi arrivati

Amateur, viene da pensare a qualcuno che comincia, che deve prendere confidenza con un gesto, trovare la posizione delle mani, capire dove mettere la voce, ma dentro questa parola c’è anche chi fa qualcosa perché la ama, chi continua a dedicarle tempo perché sente che lì, in qualche modo, c’è una parte di sé.

Scelta come titolo da Cesare Cremonini, possiamo leggerla così, come il desiderio di conservare un rapporto personale con la musica anche quando è diventata un mestiere, una responsabilità, qualcosa intorno alla quale si muovono aspettative e persone.

Perché succede, a un certo punto diventiamo bravi a essere ciò che gli altri riconoscono, impariamo a rispondere, a sostenere il peso della nostra storia, e dentro questa capacità rischiamo di lasciare poco spazio a quello che ancora non sappiamo fare.

Il successo può confermare il valore di un percorso, ma non può decidere se quel percorso ci somiglia ancora, questa è una domanda più privata, alla quale bisogna tornare quando nessuno applaude e rimaniamo davanti a ciò che vorremmo creare.

Londra, canzoni ancora senza la nostra vita dentro

Il 20 ottobre, all’O2 Shepherd’s Bush Empire di Londra, Cremonini ha presentato le undici tracce di Amateur, in uscita oggi, condividendo il palco con Salmo, Fabri Fibra e Malika Ayane, presenti anche nel disco.

Un album intero prima della pubblicazione chiede al pubblico una disponibilità particolare, quelle canzoni non hanno ancora accompagnato il viaggio verso qualcuno, non sono rimaste accese dopo una telefonata, non appartengono a un’estate che vorremmo far tornare, devono ancora incontrare tutto questo.

È una condizione che vale la pena considerare, soprattutto per un artista le cui canzoni hanno già un posto nella memoria di tante persone, perché un brano conosciuto arriva insieme a quello che abbiamo vissuto, mentre uno nuovo deve trovare il modo di avvicinarsi.

Ed è qui che comincia la parte più libera della musica, quando una canzone smette di avere un solo significato e incontra quello di chi la ascolta.

Quello che una frase, da sola, non può dire

In “Poetica” bastano poche parole, «Troveremo il modo», per aprire uno spazio nel quale possiamo riconoscere una fatica e, insieme, la volontà di attraversarla.

Sulla pagina sono una promessa, nella canzone quella promessa acquista respiro, durata, una fragilità che passa attraverso la voce e ciò che le suona intorno, possiamo crederci, dubitarne, sentirne il bisogno, anche tutte queste cose insieme.

È questo rapporto che ci interessa nella scrittura di Cremonini, la musica dà peso alle parole, le parole permettono alla musica di raggiungere qualcosa di preciso dentro di noi, una mancanza, un desiderio, una parte della nostra vita alla quale non avevamo ancora saputo dare un nome.

Una pausa può cambiare il senso di una frase, una nota può trattenerla quando sembrava già conclusa, poi arriva un’immagine nel testo e quel suono trova una direzione, diventa il luogo di un ricordo, di una possibilità, persino di una contraddizione.

A volte ci affezioniamo a una canzone proprio perché riesce a contenere ciò che noi facciamo fatica a tenere insieme, la voglia di andare e il bisogno di restare, la lucidità con cui comprendiamo qualcosa e il tempo molto più lungo che ci serve per accettarla.

Cesare Cremonini sul palco con il sassofonista

Lasciare aperta una parte di sé

Amateur è stato realizzato tra Bologna e Londra, passando anche dallo Studio 13 di Damon Albarn, e coinvolge musicisti come il sassofonista Donny McCaslin, che ha lavorato con David Bowie a Blackstar ed era presente anche sul palco londinese.

Lo stesso Cremonini ha intrapreso negli ultimi anni lo studio del sax, un particolare concreto, che ci riporta a quella parola iniziale, perché imparare uno strumento significa fare i conti con la distanza tra un’intenzione e la capacità di darle forma, dedicarsi a qualcosa che ancora resiste.

Chi ci ascolta può riconoscere subito la nostra voce, noi possiamo avere bisogno di cercarla in un modo diverso, attraverso un suono, un incontro, una difficoltà che ci costringa a uscire dalle abitudini.

E pensando a “Nessuno vuole essere Robin”, torna la questione del posto che sentiamo di dover occupare, della fatica di mostrarci incompleti in un mondo nel quale tutti sembrano dover possedere una risposta, una direzione, una versione convincente di se stessi.

Concedersi di imparare significa accettare anche un’immagine di sé ancora provvisoria, qualcosa che può sembrare naturale all’inizio e diventare più difficile quando gli altri pensano che siamo arrivati.

Un ritorno che deve ancora incontrarci

Le collaborazioni del disco portano Salmo nella title track “Amateur”, Fabri Fibra in “Paparazzi” e Malika Ayane in “Cose molto piccole”, voci diverse dentro un lavoro che, dopo la presentazione dal vivo, si prepara ora al rapporto quotidiano con gli ascoltatori.

Per parlarne musicalmente fino in fondo servirà ascoltarlo, lasciare che le canzoni mostrino ciò che hanno da offrire, distinguere quello che colpisce subito da quello che rimane, perché l’attesa può suggerire domande, ma non dovrebbe scrivere in anticipo le risposte.

Dal 24 novembre, con la partenza dell’Amatour da Ancona, arriverà un’altra fase di questo incontro, i brani torneranno sul palco dopo aver trascorso del tempo nelle giornate del pubblico, qualcuno avrà già trovato la propria frase, qualcun altro sentirà dal vivo un dettaglio al quale non aveva fatto caso.

Intanto Amateur ci lascia una parola sulla quale fermarci, amare qualcosa abbastanza da continuare a dedicarle attenzione, anche quando ci ha già dato molto, senza confondere la gratitudine per ciò che è stato con l’obbligo di rifarlo uguale.

Forse vale anche per noi, per le cose nelle quali abbiamo investito anni, per quello che sappiamo fare e per quello che ci manca, possiamo riconoscere il cammino compiuto e avere ancora bisogno di cambiare passo.

Perché amare la musica può voler dire anche questo, accorgersi che la propria voce ha ancora qualcosa da chiedere, prima ancora di avere qualcosa da dimostrare.

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